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Campionati esteri

Uno sguardo al calcio in Sud America

In Europa è sempre viva la polemica tra ripresa e non ripresa. In Sud America com’è la situazione?

Ebbene sì, il calcio è ripartito! Si può dire che non si sia mai fermato come nel caso di Bielorussia e Guatemala, ma piano piano anche gli altri paesi stano riprendendo l’attività calcistica. In Asia, come nel caso della Corea del Sud, in Europa, prima Isole Far Oer ed adesso laGermania. Anche in Portogallo è già stata stabilita la data per il ritorno in campo. Ma in Sud America, qual è la situazione? Diciamo che non siamo! Qui il calcio è ancora fermo in tutti i 10 paesi che compongono la CONMEBOL e, con uno sguardo all’attuale situazione del Covid-19 nel continente, sembra per ora impensabile che il nostro amato sport possa ripartire.

Infatti, in modo molto sensato, l’AFA ha dichiarato tutti i suoi campionati finiti. Non ci saranno né promozioni nè retrocessioni ed il titolo non verrà assegnato. Alla CONMEBOL la decisione non è piaciuta per niente visto che ora dovranno trovare un modo di indicare quali squadre argentine parteciperanno alle coppe continentali. Altrettanto impensabile ed impossibile immaginare la Copa Libertadores o la Sudamericana senza le squadre della terra di Maradona. In Brasile alcune squadre spingono per tornare in campo. Il caso piu strano riguardo il Flamengo a Rio de Janeiro. Il club rossonero aveva informato che circa 40 membri, tra staff e calciatori, sono risultati positivi alla Covid. La domanda nasce spontanea: come mai si vuole tornare in campo con dei giocatori positivi al Covid? La risposta è semplice e risiede nell’economia. Senza i soldi della televisione, il Flamengo, uno dei club con gli stipendi piu alti da pagare, rischia grosso.

Sappiamo tutti che l’economia è fondamentale, ma fermiamoci un attimo a pensare alla salute: Rio de Janeiro sta rischiando il collasso sanitario, visto che non ci sono cosi tanti posti disponibili negli ospedali. Inoltre, la curva di contagi a Rio (ed in tutto il Brasile) cresce in modo spaventoso. Forse già domani, con i nuovi dati aggiornati, il Brasile oltrepasserà l’Italia per numero di casi. Proprio quell’Italia che, è bene ricordare, spaventò tutto il mondo come il primo epicentro della malatia fuori dai confini asiatici. A San Paolo, la provincia economica più importante del Brasile, per quanto riguarda i club, il discorso è diverso da quello di Rio. La federazione paulista non pensa per ora al ritorno in campo ed i club concordano con questa idea. Per ora, niente calcio. È importante dire che Sao Paulo è l’epicentro della malatia in Brasile com maggior numero di e di morti registrati.

Per la CONMEBOL questo è un altro intoppo da superare. “Convincere” solo l’Argentina è difficile, ma possibile; convincere Argentina e Brasile sarebbe un’impresa titanica a cui la Federazione del calcio sudamericano non sembra interessata. Per “fortuna”, la stagione sudamericana è diversa da quella europea in termini di date, infatti finisce a dicembre. Quindi forse ci sarà un po’ di tempo per finire i campionati bloccati dal Covid e per far disputare (anche magari modificandone la modalità) quelli ancora non iniziati, sempre sperando che la pandemia possa finire prima del secondo semestre in Sud America.

C’è da fare una riflessione: se i tifosi non possono entrare sugli spalti, se in campo lo staff delle squadre è ridotto al minimo, se vengono disinfettati i palloni e tutti (o quasi)  portano le mascherine, perché si deve rispettare il protocollo sanitario, come mai si gioca? Perché i giocatori non usano la mascherina in campo? Perché gli sputi in terra oppure le marcature strette in area (com tanto di respirazione sul collo) sono consentite?. Non è un controsenso?

È vero però che il discorso è molto più ampio e riguarda, come detto sopra, economia ed altri interessi commerciali. In realtà, la salute pubblica i dovrebbe contare molto di più dei soldi. È stato bello tornare a guardare il calcio in TV. Speriamo che la decisione della Germania in questo senso sia stata giusta, anche se a primo impatto sembra un po’ affrettata.

Rodrigo Mazzeo

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