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Truffe miliardarie: da Conte a Mancini fino a Ibrahimovic

Antonio Conte entra a buon titolo nell’elenco dei truffati; altri giocatori nell’elenco di investimenti sbagliati

La truffa da 30milioni di euro ai danni di Antonio Conte  non è certo la prima: il mondo del pallone può dare molti esempi di investimenti errati da parte di finanzieri  evoluti nel gioco delle tre carte.  Anche Roberto Mancini Ct della Nazionale  che perse 1,4 miliardi di lire nel crac della Cofiri, una finanziaria di Tarquinia che un giorno si dissolse come neve al sole,  ha parlato del problema, ammonendo i giovani: “  «Potrei scrivere un libro: ‘Come aiutare i giovani calciatori a non farsi rubare i soldi’! Purtroppo mi sono imbattuto in qualche malfattore. Disavventura capitata anche ad altri, l’inesperienza danneggia molti atleti. Il calciatore è giovane, guadagna cifre enormi ma non dà importanza ai soldi. E i truffatori gli girano intorno. Il mio consiglio è quello di affidarsi a professionisti. Bisogna avere un avvocato e un commercialista seri».

E anche  Massimo Paganin, ex calciatore e oggi co-responsabile del “Dipartimento Senior” dell’AIC, ha spiegato a Calcio e Finanza : “In molti pensano di aprire delle attività per le quali tuttavia spesso non sono preparati, perché anche per gli imprenditori si tratta di una strada complessa. Avere grande disponibilità economica e pensare di poter fare l’imprenditore senza esperienza, magari anche mal consigliati, è un grosso pericolo per i calciatori: il rischio è che si crei un circolo vizioso, in cui l’investimento sbagliato porta ad erodere il capitale, cercando poi di ampliare nuovamente il proprio capitale con altri investimenti”.

Dunque Antonio Conte è soltanto l’ultimo di una lunga serie di truffati o danneggiati prima di analizzare chi ha investito male. A Conte  si affianca Alessandro Gamberini raggirato da due suoi ex amici di Prato ed un banchiere per una cifra intorno a 1,6 milioni.

Tra coloro che invece hanno sbagliato investimenti c’è Gigi Buffon che nel 2009 ha investito nella Zucchi, perdendo nel giro di 18 mesi, tra il gennaio 2013 e il giugno 2014, qualcosa come 48 milioni. Identica sorte per Bobo Vieri e Christian Brocchi che avevano investito nella BFC&co, (Baci e Abbracci) una società di commercio all’ingrosso che vendeva prodotti di ogni tipo dagli utensili da cucina agli articoli da giardino, acquisendo 50% delle quote (25% a testa). Nel 2009 ne fu dichiarato il fallimento da 14 milioni di euro ma in passato era già finita in liquidazione un’altra loro società, la “Pbc Credit & Finance.

Marco Van Basten ha ricordato poi nella sua autobiografia “Fragile“, scritta assieme al giornalista Edwin Schoon ed edita in Italia da Mondadori,  tutte le disavventure finanziarie affrontate dopo il ritiro dal calcio giocato.

Nel mondo dorato della finanza evanescente si è trovato anche Roberto Baggio che negli anni 90, in compagnia di Alessandro Costacurta, Massimo Carrera, Sebastiano Rossi e tanti altri nomi del mondo del calcio, investì e perse 7 miliardi di lire nella Imisa, società che sosteneva di essere la licenziataria esclusiva per l’estrazione di una rara qualità di marmo nero da cave peruviane.  Baggio – come ha rivelato Calcio e Finanza –  fu convinto ad investire parte dei suoi risparmi da un “amico” promotore finanziario. I soldi raccolti dai promotori venivano smistati in una banca di San Marino e poi girati ad un’altra banca, la New Bank Limited di Saint Vincent e Grenadines (Caraibi). Qui i soldi sparivano nel nulla, tanto che il truffaldino istituto bancario fu poi chiuso dal Bureau americano per riciclaggio.

La truffa romana ha avuto poi per protagonisti  Mexes, Ferrari e Vucinic che avevano acquistato auto lussuose dal medesimo soggetto, il quale vendeva le auto, incassava i soldi ma non era in grado di fare il passaggio di proprietà perché queste macchine non erano di proprietà del concessionario ma in leasing.

Anche Mauro Tassotti, Roberto Donadoni e Giovanni Galli investirono i loro soldi (500 milioni di lire il primo, 1 miliardo gli altri due) in una finanziaria  che da un giorno all’altro chiuse i battenti.

Infine anche Zlatan Ibrahimovic  si è reso protagonista di un affare che ha causato la perdita di diversi milioni con il il brand di moda A-Z «From Amateur to Zlatan». Il marchio nato nel 2016 dalla collaborazione tra Ibrahimovic e Varner, un gruppo norvegese specializzato in abbigliamento, ha chiuso dopo soli due anni. Il gruppo norvegese ha dichiarato ufficialmente conclusa la collaborazione con Ibrahimovic nell’agosto del 2018, il che ha comportato una perdita di 20 milioni per l’asso svedese.

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Giornalista.

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