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TOKYO, Simone Biles crolla: “Ci sono démoni con cui devo confrontarmi”

TOKYO, Simone Biles crolla: “Ci sono démoni con cui devo confrontarmi”

Simone Biles non cerca scuse dopo il suo clamoroso ritiro dalla competizione a squadre della ginnastica artistica che potrebbe essere costato l’oro alla squadra Usa. Un vero crollo  dovuto allo stress: “Devo concentrarmi sul mio stato mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere”.

Poi, spiegando la sua storia ha detto: “Non ho più fiducia in me stesso come prima. Non so se è una questione di età. Sono un po’ più nervosa adesso quando salgo in pedana”.E infine: “Sento che non mi sto divertendo più come prima. So che questi sono i Giochi, volevo farli ma in realtà sto partecipando per altri, più che per me. Mi fa male nel profondo che fare ciò che amo mi sia stato portato via. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa… e lì ci sono démoni con cui devo confrontarmi”.

Un crollo emotivo della 24enne statunitense, quattro volte d’oro a Rio 2016 e prima ginnasta nella storia ad aver vinto cinque titoli mondiali nel concorso individuale che è stato spiegato dalla psicologa ex Setterosa.

(ANSA ) – Monica Vaillant, una vita nella pallanuoto, plurimedagliata con il Setterosa e ora psicologa, non trova particolarmente strane le difficoltà mentali denunciate a Tokyo da stelle dello sport come Simone Biles.
“Le Olimpiadi hanno sempre un carico extra di pressioni, e queste sono diverse dalle altre. Il Covid – osserva Vaillant parlando con l’ANSA – ha stravolto la preparazione, nella bolla mancano i famigliari che spesso aiutano a gestire le emergenze.
E poi basta immaginare la paura che si può provare per il tampone prima della gara, si rischia di perdere ancor prima di giocare”.
Ora se ne parla di più ma secondo la psicologa sono da sempre diffusi quelli che Biles ha chiamato “twisties”, i blackout brevi ma spaventosi che possono mandare in cortocircuito un atleta. “In sport individuali come la ginnastica o i tuffi non c’è tempo per rimediare, possono compromettere una prova: gli atleti di punta con i mental coach cercano strategie per affrontarli – spiega l’ex pallanuotista, due ori mondiali, tre europei e un’Olimpiade da allenatrice -. Poi c’è il fattore età: da giovani l’incoscienza può aiutare a bruciare le tappe, ma non appena ci si accorge del mostro interno mancano gli strumenti, la maturità per gestire la paura del fallimento, con cui ogni atleta prima o poi si scontra”.

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