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Spalletti e Mourinho: ecco come hanno cambiato le proprie squadre

Napoli e Roma si trovano entrambi primi a punteggio pieno, e il merito è in grandissima parte di Luciano Spalletti e Josè Mourinho. Vediamo come sono cambiate le due squadre con i loro ingressi in panchina

Una serie Serie A più povera di stelle? Si può dire che il livello si sia  abbassato dopo le cessioni di  Ronaldo, Lukaku, Donnarumma e Hakimi?  Forse; pur se il campionato è appena iniziato. Diversa però è la realtà sul fronte allenatori dove  c’è una sostanziale differenza con la scorsa stagione: sono tornati infatti grandi allenatori come Sarri, Mourinho e Spalletti. Valga l’attenzione però sugli ultimi due, che sono proprio quelli che, al comando rispettivamente di Roma e Napoli, si trovano al primo posto (insieme al Milan di Pioli) a punteggio pieno.

Luciano Spalletti: tra organizzazione e gestione dell’imprevisto

Roma e Napoli sono sicuramente cambiati da quando in panchina siedono Mourinho e Spalletti, e i 9 punti conquistati nelle prime tre giornate di campionato non sono un caso. I due tecnici hanno infatti apportato delle novità importanti sia dal punto di vista tattico, che mentale. Ciò permette alle due squadre di approcciare la partita in maniera totalmente differente, riuscendo magari a portare a casa i 3 punti anche in situazioni avverse.  Lo ha dimostrato soprattutto il Napoli, che ha dovuto faticare non poco (tra espulsioni, rigori sbagliati ed errori individuali) per poter vincere queste prime tre gare. Eppure le vittorie sono arrivate, tutte di enorme carattere e che portano la firma del tecnico di Certaldo. Il Napoli della scorsa stagione probabilmente non ci sarebbe riuscito; spesso l’abbiamo visto sciogliersi di fronte agli imprevisti, rendendosi incapace di reagire. Sintomo probabilmente di un allenatore come Gennaro Gattuso che non possiede ancora l’esperienza e l’intelligenza tattica di tecnico come Spalletti. Fondamentale nel suo gioco è anche l’organizzazione: i suoi ragazzi giocano infatti più partite all’interno della stessa, riuscendo a cambiare modulo e assetto tattico per ogni situazione di gioco. La vittoria contro la Juventus ha messo a tacere gli ultimi scettici e ha riportato quell’entusiasmo che mancava da un po’.

Josè Mourinho: tra audacia e personalità

Per quanto riguarda lo Special One, molti lo etichettavano già come un allenatore finito. Complice sicuramente la recente esperienza inglese al Tottenham, conclusa in anticipo rispetto alla scadenza del contratto dopo una serie di risultati altanelanti (è infatti stato esonerato il 19 aprile scorso). Nella capitale invece, l’ex Inter è acclamatissimo e viene trattato quasi come un re. Inevitabilmente su di lui cadono maggiori aspettative e responsabilità. Deve infatti riportare una piazza caldissima come quella capitolina a qualificarsi nell’Europa che conta e a vincere qualche trofeo. Per il momento sta rispettando le aspettative, e la vittoria di domenica sera contro il Sassuolo è la diretta conseguenza dell’ottimo lavoro svolto fin quì. I giallorossi hanno registrato un grandissimo miglioramento oltre che nella già accennata mentalità, anche nella personalità e nell’audacia. Negli ultimi minuti di quella gara la Roma non si è voluta accontentare del pareggio e con una conclusione da campione di Stephan El Shaarawy, è riuscita a strappare una vittoria da grande squadra. Esattamente quello che è mancato in Paulo Fonseca, che molto spesso si faceva intimidire dall’avversario e dalle difficoltà della partita. Le prove sono i 16 punti conquistati nei big match sui 60 disponibili.

È ancora presto per parlare, ma una cosa è certa: se il buongiorno si vede dal mattino, Roma e Napoli possono ritagliarsi un ruolo da protagonisti nella lotta alla Champions League e non solo…

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