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Spalletti come Bianchi, antipatici ma vincenti

Una trentina di anni fa anche Bianchi fu accolto a Napoli con il medesimo scetticismo riservato oggi a Spalletti. Ma poi vinse il primo scudetto nella storia del club partenopeo.

Spalletti come Bianchi, antipatici ma vincenti

Spalletti come Bianchi, antipatici ma vincenti

Sono tanti gli addetti ai lavori che considerano Spalletti l’uomo giusto per il Napoli. Purtroppo, però, non tutti i tifosi napoletani la pensano allo stesso modo. “È antipatico”, “Non sopporta i calciatori di personalità”, “Figurati come va a finire con Insigne”, “È troppo capuzziello”… Sono solo alcuni dei commenti che è possibile ascoltare se si gira in questi giorni per le strade della città. Nulla contro l’uomo, naturalmente, solo critiche sul carattere spigoloso mostrato dall’allenatore toscano nella sua lunga carriera. Critiche che pongono in secondo piano le enormi qualità tecniche di cui è dotato.

Ai tifosi partenopei, soprattutto a quelli più giovani, ricordiamo che una trentina di anni fa arrivò sulla panchina del Napoli un uomo noto più per il suo carattere burbero che per i successi fino ad allora conseguiti. Ebbene, anch’egli fu accolto con il medesimo scetticismo riservato oggi a Spalletti. Il personaggio in questione è un certo Ottavio Bianchi che, forse proprio grazie a quel suo carattere poco napoletano, contribuì alla vittoria del primo scudetto nella storia del club partenopeo. Questo non vuol dire che l’anno prossimo si vincerà il titolo, ma può aiutare a comprendere che per ottenere successi in una piazza difficile come quella napoletana occorrono uomini “freddi” e dalla forte personalità, il che non vuol dire privi di umanità e sensibilità.

Ma, al di là del carattere simile, i due allenatori hanno anche un’altra cosa in comune. Entrambi hanno vissuto la difficile esperienza di allenare due grandi campioni ormai giunti a fine carriera. Negli anni novanta, infatti, Bianchi dovette affrontare il caso Bruno Conti e, più recentemente, Spalletti quello di Francesco Totti. Due calciatori dalla forte personalità e amatissimi dalla tifoseria romana che mal sopportarono il loro confinamento in tribuna. A tal proposito, ecco cosa ha dichiarato Bianchi in una recente intervista: Mettere in campo un giocatore (Conti) che ha avuto un passato glorioso e farlo giocare 3 minuti è una mancanza di rispetto verso il giocatore”. Pensiero condivisibile che denota l’intelligenza e l’onestà intellettuale di chi lo ha espresso.

L’auspicio, quindi, è che i tifosi azzurri lascino lavorare in santa pace Spalletti, magari sorvolando su qualche sua uscita un po’ stramba che di sicuro non mancherà. Per il bene del Napoli è un piccolo sacrificio che si può fare. O no?

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