Contro le squadre allenate da Ivan Juric le partite sono sempre difficili, soprattutto se l’avversario mette la partita sul piano dell’agonismo e dell’intensità del gioco. I dati parlano chiaro, il possesso palla è a favore del Torino, che al Maradona non è certamente sceso in campo con la paura dell’avversario. Eppure il pallino del gioco è sempre stato in mano nella squadra di Spalletti (che fino al 68′ non aveva commesso un fallo, a fronte dei sedici del Torino), e più volte gli azzurri vanno vicini alla rete del vantaggio- anche grazie ad uno scatenato Osimhen, leader dell’attacco stasera. Purtroppo il rigore sbagliato da Insigne complica tutto, e all’errore del capitano azzurro (il terzo in stagione) si somma anche la sfortuna; prima per il fuorigioco millimetrico sul gol di Di Lorenzo, poi sul palo colpito da Lozano. Al Maradona sembra andare in scena un copione già scritto, ma è il nigeriano a prendersi la scena, dimostrando di essere il perno sul quale Spalletti ha scelto di costruire il suo attacco, finalmente improntato ad un vero gioco. Pessima la gestione dei cartellini dell’arbitro Juan Luca Sacchi.

I ritmi in avvio sono piuttosto blandi, condizionati anche dall’immediato infortunio di Mandragora, costretto a lasciare il campo dopo appena 8′ per un fastidio al ginocchio destro (al suo posto Kone). La prima buona chance è per i padroni di casa, con Osimhen bravo a difendere palla in mezzo a tre avversari e a lasciar partire un gran destro da fuori area, che sibila vicino al palo alla sinistra di Milinkovic-Savic. Il Toro reagisce con un colpo di testa di Bremer sugli sviluppi di corner, centrale e facile preda di Ospina. Il match non brilla per intensità, ma col passare dei minuti il Napoli alza il baricentro e prende in mano le redini del gioco. Al 20′ Osimhen colpisce alto di testa da ottima posizione, ma la vera grande occasione per sbloccarla arriva al 26′: un ingenuo Kone abbatte Di Lorenzo in area e Sacchi indica subito il rigore. Sul dischetto si presenta Insigne, che però calcia malissimo regalando una facile parata a Vanja. Terzo errore in stagione per lui, su cinque rigori calciati. Gli uomini di Spalletti non si fanno abbattere e continuano ad attaccare a testa bassa, ma senza più riuscire a presentarsi in maniera pericolosa dalle parti del portiere. Quelli di Juric si difendono in maniera più o meno ordinata, sprecando clamorosamente un paio di buoni contropiedi in campo aperto. Ultimi sussulti di un primo tempo qualitativamente non indimenticabile, ma comunque piuttosto vivace.

La partita continua ad offrire il copione dei primi quarantacinque minuti: il Napoli ci prova, ma l’organizzazione tattica dei granata riesce a far incartare gli azzurri. Le certezze del Toro scricchiolano dopo dieci minuti, quando un’entrata gratuita di Linetty regala un calcio di punizione al Napoli dal limite sinistro; sugli sviluppi, Di Lorenzo insacca di testa (lo perde Djidji) ma l’urlo del Maradona è strozzato in gola dopo un lunghissimo check (durato quasi cinque minuti): l’arbitro Sacchi annulla il vantaggio del Napoli per la posizione di fuorigioco di Di Lorenzo. A questo punto, Spalletti si gioca la carta Lozano (fuori Politano). E proprio il messicano, al 63’, va vicinissimo al gol: il suo incrocio si stampa sul palo.  Al 66’ sulla scena torna Andrea Belotti, entrato al posto di Sanabria, ed entrano anche Buongiorno (per Rodriguez) e Pobega (per Linetty)La partita sale di tono, e il Toro ci sta: perché due minuti dopo Brekalo sfoggia la specialità della casa, il dribbling, trovandosi a tu per tu con Ospina chiamato a firmare un intervento risolutore. È questo il miglior momento di un Toro compatto e ordinato, e Spalletti intuisce che è il momento di dare una scossa. E ci prova con gli ingressi di Mertens (al rientro, per Zielinski) e Elmas (per Insigne). Nella parte finale della partita, i granata si affacciano anche con spunti interessanti nell’area presidiata da Koulibaly, ma c’è sempre da fare i conti con un irresistibile Osimhen. Al 32’ nasce tutto da una combinazione di tecnica pura tra il nigeriano e Mertens, poi un rimpallo favorisce l’assist di schiena di Elmas sul quale si avventa Osimhen con un’elevazione che ha del prodigioso: Milinkovic non può nulla, e il Maradona adesso può esplodere (è il suo quinto gol in campionato). Nel finale c’è tempo per Juan Jesus, uscito a sorpresa al posto di Lozano- entrato nel secondo tempo e visibilmente contrariato per la sostituzione. E l’ultima cartolina dal Maradona la regala il pubblico napoletano che canta e salta di gioia. A Napoli si sogna a occhi aperti.