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Si riparte da Osimhen: purchè l’arbitro lo tuteli e lo faccia giocare

Il Napoli merita la sconfitta e diventa un tabù parlare di un arbitraggio che ha condizionato un’altra partita

 Gattuso prova a cancellare gli ultimi due mesi da incubo e ricomincia dal passato: per Osimhen è stato costruito questo Napoli e sarà lui a inaugurare il nuovo corso (si spera) e sarà la punta che dovrà dare la profondità alla squadra. Gattuso ormai non ha nulla da perdere e potrebbe dare la svolta alla squadra se interpreterà bene questa partita. L’accusa mossa a Gattuso è il non aver saputo dare un’identità alla squadra che svaria dal catenaccio anni 60, all’offensivismo sterile che non protegge al momento del contropiede avversario.

Questa sera, al Maradona, torna l’esame, forse il più severo della stagione, e la formazione che ha in testa il tecnico, indica che ha preso una decisione, una strada già tracciata. La difesa a 3 è stata un fallimento, ma il 4-3-3 non è stato ben interpretato perché da settembre si era voltata pagina e il modulo era “questo sconosciuto”.

E allora si parte da Osimhen che nell’ultima gara con l’Atalanta non ha brillato. C’è ancora molta strada da fare e ogni giudizio deve essere sospeso.

Ciò che sconcerta –però- è l’aver taciuto la pessima valutazione arbitrale di La Penna: che il Napoli, alla fine abbia meritato la sconfitta, non doveva esimere il signor La Penna di valutare il gioco, o meglio le aggressioni premeditate ai danni del nigeriano. E non solo. Un agguato perpetrato per impedirgli di toccare palla o per innervosirlo perchè reagisse.

In un post molto interessante, il giornalista Rosario Pastore ha fotografato così la prestazione di La Penna: Il suo è stato un arbitraggio a senso unico. Ho visto falli incredibili su Osimhen, fermato in tutti i modi e solo in un paio di occasioni quel signore là è intervenuto. Ha ammonito, è vero, Palomino, ma poi ha dimenticato il cartellino giallo nel taschino quando si è trattato di richiamarlo per la seconda volta; ha permesso ai nerazzurri di allontanare la palla in occasione delle punizioni e mai, dico mai, è intervenuto come doveva; in una occasione, ha consentito a un giocatore dell’Atalanta di attentare alla incolumità di Maksimovic in gioco pericoloso, rovesciando il giudizio sull’attribuzione della punizione; ha addirittura ammonito Di Lorenzo per un fallo inesistente sull’avversario”.

Si torna ancora sulla questione già affrontata, ovvero un Napoli in ombra e in difficoltà cerca di leccarsi le ferite, cerca colpe -che pure ci sono – cerca nelle polemiche il refugium peccatorum, ma resta un tabù parlare di un arbitraggio che ha condizionato un’altra partita.

Giornalista.

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