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Serve un paracadute per pagare gli stipendi della serie A

A novembre almeno 15 società avranno difficoltà a pagare gli stipendi; si accelera per l’ingresso dei fondi di investimento

Il 16 novembre scade il termine per pagare gli stipendi di settembre e ad oggi – scrive Repubblica –, almeno 15 società su 20 di serie A non saprebbero come fare.

Continua l’emergenza covid, gli stadi restano deserti, calano gli abbonamenti alla pay tv e il rischio dafault è sullo sfondo. Una situazione difficile non solo in Italia se Gerard Piquè – secondo il quotidiano Sport – avrebbe deciso di tagliarsi lo stipendio del 50 per cento per aiutare le casse del Barcellona, seguendo l’esempio di alcuni suoi compagni come il portiere tedesco Marc-André Ter Stegen, il difensore francese Clement Lenglet e il centrocampista olandese Frankie De Jong  che avevano già deciso di decurtare i propri salari del 30 per cento.

In Italia la mancanza di liquidità è arrivata a livelli insostenibili e la sola Serie A denuncia una perdita dal lockdown in poi di 600 milioni di euro per mancati incassi da botteghino (65%) e per mancati incassi da sponsorizzazioni (35%). A questo punto, – scrive Calcio e Finanza – l’unica scialuppa di salvataggio all’orizzonte appare quella dell’ingresso dei fondi d’investimento e l’offerta di Cvc di realizzare una media company con la Serie A, acquistandone di fatto il 10% per 1,6 miliardi. Ma se fino a ieri pareva un’occasione per crescere, oggi appare quasi come l’unica strada per non fallire.  Durante l’ultima assemblea, – rivela Repubblica – i 20 club di Serie A hanno già iniziato a ragionare su come spartirsi una prima fetta della torta. La soluzione è di incassare un anticipo sotto forma di paracadute per la retrocessione: l’anomalia è che dovrebbero chiederlo tutte e 20 le società, dalla prima all’ultima.  In più l’idea è di spalmare il resto della cifra come dividendi per i prossimi 9 anni, in modo da distribuirli anche mano a mano alle varie società che dalla Serie B saliranno in Serie A. Insomma, rimedi contro la crisi, nel caso in cui le misure chieste al governo – da contributi diretti a un’apertura alle pubblicità di scommesse – dovessero restare lettera morta.

Cercasi disperatamente  rimedi per non affondare ma constatare che una squadra di serie B come la Reggiana debba contare 27 positivi, dopo i 21 del Genoa, significa dover pensare a un piano b o c se si vuole portare in fondo questo campionato. E non è certo migliore la situazione nella Lega Pro che rappresenta 60 squadre che vivono in perenne crisi anche senza covid e della cui situazione ha parlato il presidente Ghirelli in un appello: “ Dato l’andamento della pandemia in Italia e nel mondo, credo ci aspettino tempi duri. E’ necessario comprendere che nel calcio professionistico non c’è solo la Serie A e che i problemi sono differenti e non di minore valenza per il Paese.”

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