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Sentenza Coni: una vera e propria lezione di diritto pubblico

Questa sentenza pesa come un macigno sul calcio e, soprattutto, sul suo protocollo dinanzi alle circostanziate motivazioni del Presidente Frattini

Sono state finalmente pubblicate le motivazioni della sentenza resa dal Collegio di Garanzia dello Sport:è una vera e propria lezione di diritto pubblico nei confronti del Giudice Sportivo Mastrandrea e del presidentedella Corte Sportiva d’Appello Sandulli. Si tratta, in buona sostanza, di un netto richiamo ai principi basilari del diritto pubblico. Dice il Collegio, nelle motivazioni illustrate dal relatore Massimo Zaccheo, che le decisioni di entrambi i Giudici non hanno tenuto conto del sistema disegnato dal legislatore emergenziale  ed in particolare del criterio della gerarchia delle fonti. Ne consegue, sempre seguendo il  ragionamento del Collegio di Garanzia, che ci sono fonti di diritto civile che anche il gioco calcio deve rispettare. Alla fine ha anche avuto il suo peso la decisione della FIGC di non difendere le due sentenze (e di conseguenza il protocollo) al cospetto del Collegio di Garanzia seguendo, per prassi la FIGC, la linea di non costituirsi in un contenzioso tra due club.

Ma questa sentenza pesa come un macigno sul calcio e, soprattutto, sul suo protocollo dinanzi alle circostanziate motivazioni del presidente Frattini e degli altri giudici del Collegio a Sezioni Unite secondo cui il Napoli ha applicato correttemente il protocollo FIGC vigente all’epoca che rimandava, con riferimento alla procedura da osservare in caso fosse accertata la positività Covid di un calciatore, alla circolare del Ministero della Salute del 18/6/20 e, dunque, all’esclusiva competenza delle ASl, territorialmente competente. Le motivazioni illustrate dal relatore Massimo Zaccheo, appaiono molto circostanziate e per certi versi, sorprendono in quanto entrano “nel merito” della questione.

Continua la sentenza e precisa che “entrambi i giudici endofederali non negano che sia intervenuto un fatto (cd. factum principis) che ha reso impossibile la prestazione ma ritengono, con diversi accenti, che la sopravvenuta impossibilità sia imputabile alla SSC Napoli, colposamente il Giudice Sportivo, dolosamente quello d’Appello. In effetti il Napoli, non recandosi a Torino per la partita, non aveva (come invece sostenuto dalla Giustizia Sportiva della FIGC) commesso un atto preordinato a precostituire un elemento per non adempiere all’obbligo di giocare, nonostante i giocatori positivi, ma “anzi ha agito in piena coerenza con quanto previsto dalla normativa vigente per la sussistenza di un provvedimento (la mail della ASL delle ore 16.53 del sabato) che ha reso impossibile una condotta diversa”.

Il Napoli, in buona sostanza, ha agito correttamente e pertanto ci sono gli estremi per ritenere esistente la causa di forza maggiore oggettiva. “La valutazione dei giudici endofederali-continua il Collegio- non tiene conto, in generale, del sistema disegnato dal legislatore emergenziale e, in particolare, del criterio di gerarchia delle fonti”. La Cassazione dello Sport non si limita a valutare solo ed esclusivamente la leggittimità ma entra nel merito; “La richiesta di informazioni e chiarimenti alle ASL, lungi dall’essere un atto preordinato a precostituire in elemento per non adempiere all’obbligo rimesso, è invece la diretta applicazione della richiamata Circolare, che è l’atto normativo gerarchicamente superiore, rispetto al quale cadono rutte lenorme federali incompatibili con il medesimo”. Ne discende, ancora, l’assenza di mala fede da parte della SSC Napoli che ha agito in piena coerenza.

Giustizia finalmente è fatta !

Avv. Linda Reitano e avv. Claudio Russo

 

Collaboratore - Avvocato

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