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Salvatore Sirigu, l’uomo giusto per dare un’anima al nuovo Napoli

L’Italia campione d’Europa di Roberto Mancini, deve molto a Salvatore Sirigu che si è rivelato fondamentale per tenere unito il gruppo

Classe 1987, un anno d’oro, l’anno di nascita di tanti campioni che ancora fanno la differenza: Jamie Vardy, Luis Suárez, Arda Turan: Gerard Piqué, Edinson Cavani, Jan Vertonghen, Dimitri Payet, Sami Khedira, Joe Hart,Leonardo Bonucci, Cesc Fàbregas, Dries Mertens, Kevin Gameiro, Lionel Messi, Moussa Dembélé, Marek Hamšík, Marouane Fellaini, Gonzalo Higuaín, Karim Benzema, Éder.

Ben quattro di questi insuperabili campioni hanno giocato al San Paolo, ora Maradona: Cavani, Hamsik, Higuain e appena tre mesi fa ancora Dries Mertens. Campioni che hanno fatto la storia, che hanno lasciato il segno, ricordi, gol, entusiasmo, rimpianti.

Ora è arrivato un altro campione, Salvatore Sirigu che non ama i riflettori rifuggendo anche dai social, ma che ha dimostrato sempre quanto siano importanti i “valori”. Arriva a Napoli un classe ’87 special mentre da Napoli sono andati via uno alla volta coloro che riempivano lo spogliatoio. Arriva uno dalle spalle larghe, campione d’Europa che può dare all’azzurro Napoli quel che ha dato all’azzurro della Nazionale. Lo scorso anno nel Genoa c’era un campione ferito dall’esperienza conclusa al Torino con tanta amarezza, ma la Nazionale gli diede nuovo impulso. A  Repubblica  affidò le sue amarezze: “Io non sono uno che si fa vedere sui social, ma incasso e sto zitto e ogni tanto sputo il veleno. Mi ha dato fastidio che nessuno abbia preso le mie difese: io ho preso le difese di tanti e, almeno per una volta, avrei meritato di essere difeso”. “Al Torino ci ho lasciato il cuore”

“A volte le critiche mi hanno fatto male – ha spiegato l’ex numero uno granata -, altre volte ci sono passato sopra o mi hanno caricato. A volte le ho meritate, altre volte sono state molto pesanti e questa cosa mi ha dato fastidio. Penso che eravamo arrivati alla fine di un ciclo e un po’ di rimpianto c’è, perché non è facile lasciare una squadra dove hai lasciato il cuore e un gruppo di ragazzi ai quali vuoi bene, ma bisogna guardare in faccia la realtà e valutare se nell’ambiente si è apprezzati da tutti. È facile dire che un giocatore vuole andare via, ma bisogna vedere cosa si è fatto per trattenere quel giocatore e non solo a giugno, quando comincia il mercato. Io sono una persona che ai valori tiene tantissimo”.  E l’Italia Campione d’Europa ha potuto contare sui valori di Salvatore Sirigu fondamentale per tenere unito il gruppo.

“Sono semplicemente stato me stesso e ce la siamo goduta, soprattutto i più grandi. Ho avuto la fortuna di giocare tante competizioni con la Nazionale e sapevo ciò di cui aveva bisogno il gruppo. Per me non è niente di nuovo, ho soltanto messo la mia esperienza al servizio di tutti. Magari si è vinto e si è dato più risalto a questo aspetto. Se non avessimo vinto forse non se ne sarebbe parlato”.  E Repubblica ricorda come Chiellini e Florenzi  abbiano sottolineato l’importanza dei messaggi scritti dal portiere prima delle partite. “Una cosa nata casualmente. Prima della partita con la Turchia, di getto, scrissi un messaggio. Da quel momento è diventato un rito. Così, da quella volta in poi, li preparavo dopo la merenda, perché ci voleva tempo. Tutti si aspettavano questo messaggio: si sa quanto i riti scaramantici siano importanti nel calcio e poi fa anche parte del nostro dna, quindi abbiamo continuato”.

Nazionale con un’anima

Prima della finale contro l’Inghilterra, riporta Repubblica, Sirigu si è spinto oltre scrivendo un pensiero personalizzato per ogni compagno e raccogliendo le immagini dei cari di ognuno, mostrandole attraverso un video: “Anche quella dei messaggi personalizzati è stata una cosa improvvisata – ha proseguito -. Non riuscivo a dormire il pomeriggio della finale, avevo un patema d’animo ricorrente. Mi sono fatto portare dei fogli bianchi in camera e ho scritto un pensiero personale per ognuno. Ho fatto emozionare Chiellini un po’ troppo. Poi c’è stato il video: c’erano i bambini un po’ di tutti, le mogli, le fidanzate, i genitori, i fratelli e le sorelle. ‘Chiello’ si è messo a piangere, mi ha detto: ‘Non mi puoi fare questo prima della finale’. Queste sono cose che nascono spontaneamente, io ho cercato di essere un appoggio per tutti. Ho cercato di fare capire che in un ambiente ostile, perché giocavamo a Wembley con tutto il pubblico contro, dovevamo caricarci e prendere ogni energia per fare il massimo. Il nostro Europeo non è stato solo tecnicamente perfetto, è stato perfetto anche sentimentalmente. Questa squadra non ha avuto solo cuore, ma anche un’anima”.

Da Chiellini a Donnarumma

“Per la prima volta ho visto che Chiellini aveva una serenità strana. Ha preso ogni cosa con il sorriso, non ha mai recriminato nulla ed è stato sempre positivo, una vera guida fino all’ultimo – ha aggiunto Sirigu -. Si è visto anche nei sorteggi prima dei rigori: ha detto che non sbaglia un sorteggio da quando ha 15 anni. Forse la fortuna arriva quando te la cerchi e Giorgio è una persona che l’ha cercata e che la merita tutta. Io lo guardavo ed era felice come un bambino”. Fondamentale nel cammino azzurro Gigio Donnarumma, concentrato e impeccabile nonostante la trattativa con il Psg. “Mi sono raccomandato che imparasse la lingua e sta già studiando – ha raccontato Sirigu che a Parigi ha giocato -, Gigio è un ragazzo in gamba. Prima dei rigori in finale abbiamo parlato, ma queste sono cose nostre. Lui ascolta molto, si mette a disposizione e cerca di imparare da tutti, è una qualità importante per un giocatore forte a livello mondiale”.

Foto Instagram Hashtag#sirigu

Giornalista.

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