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Romeo Anconetani, Costantino Rozzi fino a Zamparini e Cellino: i presidenti vulcanici

Padri-padroni, eclettici o ambigui, pittoreschi o appassionati: i presidenti di un calcio antico

Oggi è un’industria: ieri è scivolato nell’amarcord. Lo chiamano il calcio di una volta, quello che negli anni 80 ha fatto sognare molti tifosi. Era anche il calcio dei mitici presidenti, che soprattutto dalle province riuscivano a raggiungere la serie A. Parliamo di un calcio che non esiste più, di pura poesia (o tragedia).  Il primo che ricordiamo è senz’altro Romeo Anconetani, presidente del Pisa. Prese la società nel campionato di serie C fino a portarla nella massima serie; prima di ogni gara in casa aveva l’abitudine di spargere il sale per tutto il campo. Eccentrico, nel suo Pisa sono passati come allenatori da Luis Vinicio al compianto Gigi Simoni, Bolchi, Castagner, Guerini. Ma anche giocatori che si sono poi dimostrati dei campioni come Berggreen e Dunga.

Altro personaggio è stato il “presidentissimo” Costantino Rozzi, entrato nella dirigenza dell’Ascoli nel 1968 per ripianare il bilancio, ci rimase fino al 1994, anno della sua morte. Sempre presente a bordo campo con i mitici calzini rossi. Alla fine degli anni settanta ingaggiò come allenatore Carletto Mazzone e nacque un sodalizio che durò molto a lungo, dalla C fino ad arrivare in serie A per restarci circa quattordici anni. Rivoluzionò il mercato acquistando giocatori del calibro di Novellino, Giordano, Dirceu, Casagrande e Bierhoff.

Invece in Campania un tipo abbastanza curioso fu il presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia, nativo di Mercogliano, ricoprì il ruolo di presidente per ben tre volte dal 1970 al 75 poi 82-83, infine dal 1995 al 2000. Scopritore di talenti, ma anche di strafalcioni con la lingua italiana, manifestava  un’avversità verso chi indossava orecchini o tatuaggi ed era contro chi portava i capelli lunghi. E’ stato coinvolto in guai giudiziari. Dopo l’ultimo periodo di presidenza con alti e bassi, tentò di riacquistare la società,  non riuscendoci mai.

Tra i personaggi “pittoreschi” c’è da annoverare Giampietro Manenti imprenditore brianzolo che portò il Parma al declino. Più volte intercettato, millantava l’arrivo di soldi per pagare gli stipendi e tutti ricordano: “tranquilli, i soldi ci sono: arrivano domani”.

Più recenti invece, Massimo Cellino e Maurizio Zamparini, due autentici mangia allenatori che hanno conosciuto tante traversie legali.

Cellino dopo vent’anni con il Cagliari, ha tentato inutilmente la via inglese con il  West Ham e i Leeds United prima del Brescia.

Infine Maurizio Zamparini, con il record di 51 allenatori esonerati, è riuscito in 15 anni ad affossare il Palermo.

Vulcanici, grotteschi, pittoreschi padri-padroni sono stati i protagonisti di un calcio che non c’è più. O forse c’è ancora.

Collaboratore - Laurea in Teologia

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