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Riccardo Cucchi: ” A Napoli si chiede la speranza di raggiungere un grande obiettivo, e De Laurentiis ieri l’ha data”

“Il rapporto tra tifosi e De Laurentiis mi ricorda un pochino il rapporto tra i tifosi della Lazio e Lotito

Il giornalista Rai Riccardo Cucchi intervistato a 1 Footbal Club ha parlato del periodo napoletano di Ancelotti, del mercato del Napoli e del rapporto tifosi-ADL

L’esperienza di Ancelotti è stata segnata da quella pregressa di Sarri a Napoli?

“Sì, e mi dispiace. Ancelotti è un’allenatore completamente diverso da Sarri, ed è di grandissima competenza, non solo sul campo, ma anche gestionale. Sa gestire gli uomini anche dal punto di vista psicologico. Questa Champions l’ha vinata anche adattando la squadra al modo di giocare. Mi spiace che il Napoli non abbia funzionato. Credo che la vicenda dell’ammutinamento abbia complicato la situazione. Credo che il rapporto con De Laurentiis sia ancora di rispetto reciproco però. Peccato che non ci sia stato il tempo di vedere il lavoro di Ancelotti più avanti. Sono convinto che una delle più brutte abitudini del calcio italiano è la poca pazienza. Se si fa una scelta tecnica bisogna sposare il progetto e dare tempo. Perché non riconoscere, per esempio, il lavoro di Klopp col Liverpool? Ha avuto tempo per lavorare. C’è eccessiva fretta nel calcio italiano di vincere subito. Il limite è brande, ed è di molte società. Sono contento che si arrivi fino al 2025 con Sarri”.

Sulle parole di ADL sullo Scudetto

“Il rapporto tra tifosi e De Laurentiis mi ricorda un pochino il rapporto tra i tifosi della Lazio e Lotito. I tifosi pretendono dai presidenti un’attenzione alla passione popolare. Il calcio italiano è dominato da squadre del nord e da grandi investimenti però. A Napoli si chiede la speranza di raggiungere un grande obiettivo, e De Laurentiis ieri l’ha data. Mi metto anche nei panni di Spalletti, dato che le responsabilità sono abbastanza grosse”.

Bisogna trattenere Koulibaly?

“Non fino a dissanguarsi. Non sono favorevole ad un calcio che si copre di debiti. Il sistema lo sta patendo. Finché si riuscirà a tamponare grazie ai diritti televisivi si riuscirà a sopravvivere. Ma purtroppo le società in Italia si basano troppo su quello. In Italia manche la capacità manageriale, per esempio attraverso gli stadi. Penso sia corretto che il presidente tenga conto dei bilanci, indebitarsi creerebbe situazioni disastrose; bisogna avere i piedi ben piantati per terra. Bisogna fare il passo in base alle possibilità che si hanno”.

 

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