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Europa League

Questo Napoli un pò Peter Pan

Dall’entusiasmo alla depressione gli antichi limiti del Napoli, ma Gattuso può correggere qualche disfunzione

 Rijeka – Napoli, il prossimo appuntamento degli azzurri valido per la 3^ giornata del girone d’Europa League potrà dare alcune risposte importanti sullo stato di salute del Napoli dopo una partita che ha  suscitato dubbi e interrogativi. Eppure la natura della squadra nel corso degli anni, non sembra mutare molto: il Napoli è  un eterno Peter Pan  che pecca talvolta di egocentrismo, altre volte di narcisismo. E’ una squadra che si specchia nella natura passionale o distaccata dei tifosi partenopei eternamente altalenanti tra esaltazione e depressione.

Ma se questa è la prima spiegazione di una partita giocata male, altre ce ne sono sono da analizzare: dalle responsabilità di Gattuso, al momento nebuloso di Mertens, alla delusione di Osimhen.

Nessun quotidiano sportivo registra una sufficienza per Gattuso, dal Corriere dello Sport che parla di “intermittenza della squadra”, che va urgentemente corretta, alla Gazzetta che sostiene che il Napoli in campo subisce “tanto possesso palla ma poche verticalizzazioni”. Un modo per sottolineare che il modulo adottato non può essere l’unico, come il tecnico stesso aveva lasciato intendere e che, alla lunga, potrebbe portare ad un gioco macchinoso, come un imbuto da cui è difficile poi uscirne.

Dries Mertens ha iniziato la sua avventura in azzurro partendo dalla panchina e, a partita in corso riusciva a dare brio in momenti di piatta; poi il primo incidente di Milik lo rese titolarissimo con Insigne e Callejon a completare un tridente che è riuscito a colpire avversari di rango. Oggi si deve reinventare e, sia pure che ha sbagliato traiettoria non centrando la rete, va considerato che cerca la posizione  più vantaggiosa per sé e per Osimhen.

E c’è infine Victor Osimhen, (assente a Rijeka giovedì per squalifica),  prossimo a compiere 22 anni che ha sbagliato un paio di gol già fatti; ha svariato e corso a vuoto; si è infuriato più volte. E giù critiche con il solito sospetto di aver preso un brocco. Alfredo Pedullà, ai microfoni di Canale 8 nel corso della trasmissione ‘Ne parliamo il lunedì ha espresso la sua opinione’: “Ovunque un centravanti pagato quelle cifre sarebbe criticato, sono discorsi che contano zero. Per giudicarlo bisognerà aspettare che entri nei meccanismi, l’ambientamento. Chi parla ora in un senso o in un altro deve registrarsi e poi lo rimandiamo in onda più avanti, ora è troppo facile, comodo, ma non ha senso”.

E la pazienza non è la virtù dei tifosi che  dimenticano l’ieri troppo facilmente. Antonio Giordano sul Corriere dello Sport, a maggio 2015 scrisse: “ Higuain non c’era sabato e non c’era stato neanche a Kiev, né in casa con il Dnipro, ha mandato a spasso per il campo la sua sagoma ciondolante, anche irritante se volete, anche indisponente, anche isterica, con troppi gesti plateali e neppure un’idea da scovare in quel repertorio da fenomeno.”  Non era un brocco Higuain, mister 36, non è un brocco Osimhen che ancora deve scrivere la prima pagina della sua storia.

 

 

Giornalista.

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