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Processo Napoli – La blindatura del sistema calcio

Un provvedimento del genere ritengo possa e debba portare ad un azzeramento dei vertici di Federazione e Lega

L’attenta analisi dell’avvocato dello Sport Claudio Russo

Dopo aver attentamente letto le motivazioni della sentenza della Corte Sportiva d’Appello Nazionale sul caso Juve-Napoli, quelle poche più che certezze del sistema calcio sono miseramente venute meno. Più che da tifoso parlo da tecnico, direi anche qualificato, quale avvocato che si occupa, tra l’altro, di Diritto Sportivo, socio dell’AIAS (Associazione Italiana Avvocati dello Sport) e impegnato direttamente nel sistema. Ma è un sistema che parte da un presupposto folle ed arrogante: confondere l’autonomia con l’indipendenza! E non è poco.

Il sistema degli ordinamenti sportivi,  per la cui modifica tanto si sta battendo il ministro Spadafora ma con scarsi risultati,  prevede la necessità di munirsi di protocolli che possono consentire allo stesso il funzionamento nonostante tutto e tutti! Ma l’incongruenza di tale ragionamento è nella arrogante convinzione che la necessità del sistema non si fermi e passi sopra alle decisioni degli organi statali competenti oltre al fatto di voler cocciutamente ignorare problemi che hanno, oltretutto, a che fare con la salute pubblica e che rappresentano una catastrofe mondiale di dimensioni bibliche.

Da qui ne scaturisce che il sistema, pur di salvare il salvabile, si è chiuso a riccio e si è blindato avendo deciso di vivere in una bolla tutta sua distante dalla realtà. Non si può non notare come la Corte (aggiungo solo per dovere di cronaca organo della FIGC, come del resto il Giudice Sportivo che è un organo della Lega Calcio) abbia emesso una sentenza di natura sostanzialmente politica e come tale, ad avviso dello scrivente, difficilmente modificabile in terzo grado. La Corte sembra abbia artatamente calcato la mano, rispetto alla decisione, sia pure criticabile ma più tecnica del Giudice Sportivo, facendo quadrato al solo fine di salvare il sistema.

A tal uopo non può non balzare agli occhi, soprattutto ad un addetto ai lavori, come la Corte abbia voluto guardare oltre citando, in via preliminare, un principio affermato proprio dal Collegio di Garanzia dello Sport del Coni (decisione n.56/18) ovvero che il fine ultimo dell’ordinamento sportivo è quello di valorizzare il merito sportivo, la lealtà, la probità ed il sano agonismo. Appare, altresì, evidente che la Corte, piuttosto che andare ad analizzare l’unico e vero punto focale della vicenda e cioè se il conflitto in essere tra un protocollo tra privati ed una norma dell’autorità possa rappresentare una causa di forza maggiore oggettiva, si è preoccupata di intervenire a piedi uniti al solo scopo di salvaguardare il protocollo.

Anche la improvvida ed inopportuna citazione della cd “ACTIO LIBERA IN CAUSA” che determinerebbe al cosiddetto “dolo di preordinazione” lancia ombra non solo sul Calcio Napoli, senza nemmeno il supporto della cd. Prova indiziaria, ma fa trasparire l’esistenza di un accordo illecito tra Calcio Napoli e le ASL, assolutamente inaccettabile in quanto totalmente sfornito di elementi probatori. E’ peraltro proseguibile di azioni penali da parte degli interessati. Ritiene lo scrivente che un’affermazione del genere, in un giudizio ordinario, sarebbe passibile di provvedimento disciplinare.

Del resto il cuore del problema dovrebbe esser solo il chiarire se, alla luce del vero ed unico provvedimento coercitivo delle ASL del venerdì, cui sono seguite solo comunicazioni a supporto ed a chiarimento, la partita poteva o no essere disputata. Ma la Corte questo argomento non lo ha nemmeno sfiorato. A conferma di quanto detto è la stessa Corte che poi evidenzia come l’eventuale condivisione della tesi propagandata dal Calcio Napoli, avrebbe portato INEVITABILMENTE a frustrare totalmente, le motivazioni poste a fondamento di un protocollo federale ovvero quello di consentire, seppur nella criticità della situazione determinata dall’emergenza sanitaria, di svolgere e portare a termine il Campionato di Calcio di serie A.

E’ questa affermazione si commenta da sola.

Si attende l’esito del Giudizio dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni (che dovrebbe dissertare solo su questioni di legittimità) per poi iniziare il procedimento dinanzi al TAR del Lazio. Ma gli addetti ai lavori sanno bene, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n.160/2019 che il TAR sarebbe investito solo di tutela risarcitoria, sempre in relazione alla dichiarata invalidità di un atto amministrativo. Questa eventuale decisione, sia pur non incidendo sul risultato sportivo, certamente andrebbe a certificare la non corretta applicazione della legge e la conseguente invalidità dell’intero campionato.

Un provvedimento del genere ritengo possa e debba portare ad un azzeramento dei vertici di Federazione e Lega e forse si potrà cominciare a parlare di calcio. Il tempo è galantuomo…..

Collaboratore - Avvocato

1 Comment

1 Comment

  1. Avatar

    Salvatore Riso

    13/11/2020 at 6:39 pm

    Bravo Avvocato Russo, ci metto un po di speranza ma, forse se la partita non giocata, l’avessimo non giocata contro un’altra squadra, avremmo già risolto!
    Io ci credo, non mi deluda.

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