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Poema di Diego o la canzone del barrilete cosmico

«C’è un uomo più uomo di altri. Calcisticamente parlando» sottolinea Angelo Petrella nella sua prefazione al «Poema di Diego» che «forse uomo non è

Campione. Genio. Artista. Maradona è infatti il personaggio d’arte, oggetto e soggetto dell’interesse di scrittori, drammaturghi, artisti e poeti»: mai introduzione a un saggio fu più veritiera di questa che Armando Rotondi firma per il «Poema di Diego o la canzone del barrilete cosmico» un suggestivo poema epico sulla vita del Pibe de Oro scritto da Cristian Izzo, attore e autore teatrale, con natali in quel di Castellammare di Stabia, che il 17 giugno prossimo sarà in libreria, per i tipi dell’editore Francesco D’Amato, al costo di dodici euro.

Quasi ottanta pagine, il poema, fitte di versi, sciolti, senza rima, mai scontati, come le estrose note “musicali” che Diego sapeva mettere assieme ogni volta che toccava un pallone, facendo diventare quel gesto prezioso quanto un diamante. Izzo ha suddiviso il poema in dieci capitoli con ciascuno di essi pronto a diventare elemento importante della storia umana di Maradona: uno che aveva avuto da nostro Signore il dono di “ragionare con i piedi” facendo meglio di tanti altri che pretendono di “ragionare” usando la testa.

L’opera di Izzo, però, ha anche un altro obiettivo: quello di sottrarre la figura di Diego alla «cronaca ammorbante, al pettegolezzo maligno e fazioso, al moralismo inutile e superficiale perché mentre i media trasformano la storia in pettegolezzo, la poesia la eleva a mitologia» come si legge in “quarta” di copertina. E poesia pura “elevata a mitologia” fu quella vittoria dell’Argentina sull’Inghilterra nel quarto di finale del mondiale 1986 visto che Diego colpi due volte: prima con la “mano de Dios” e poi affondando i “leoni della regina” con un secondo gol che per bellezza, estro calcistico e finezza di tocco è stato definito il “gol del secolo”. E chi non  lo ricorda, lo vada a rivedere su internet così converrà sia sulla definizione e gli attributi, sia sulla grandezza di Maradona. Insomma «C’è un uomo più uomo di altri. Calcisticamente parlando» sottolinea Angelo Petrella nella sua prefazione al «Poema di Diego» che «forse uomo non è. Per lui esiste una categoria a parte, preclusa a chiunque altro, presente o futuro. … Diego Armando Maradona, l’aquilone (eccolo qua il barillete) cosmico, il dio del pallone, il dieci per eccellenza che ha disegnato la traiettoria impossibile di un sogno capace di unire milioni di coscienze, e nel caso di noi napoletani, di risollevare il destino di un intero popolo. Risvegliandolo dal torpore secolare. Riportandolo nella storia. Rimettendolo al posto che gli spetta». «Perché – canta Cristian Izzo – questo mondo è un pallone rotondo / che non rimbalza e su se stesso ruota: /e vi è soltanto un uomo che col piede / sinistro avrebbe modo di stopparlo / quell’uomo ebbe a suo nome, Diego … ». E abbiamo detto tutto.

Giornalista

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