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Per migliorare il VAR basterebbe solo un po’ di buon senso in più

Con alcuni semplici cambiamenti si potrebbe ridurre al minimo la discrezionalità degli arbitri

Aurelio De Laurentiis rompe il silenzio e dalle pagine del Corriere dello Sport minaccia di chiedere i danni per i troppi errori commessi nei confronti della propria squadra da parte degli arbitri e dal VAR. Quella del presidente del Napoli è solo una delle tante proteste giunte negli ultimi tempi alla FIGC in merito all’operato della classe arbitrale, accusata di non usare a dovere la nuova tecnologia. Eclatante, infatti, è stato l’episodio che ha visto come protagonista Milik nella partita Napoli-Lecce: l’attaccante partenopeo cade in area a causa di un evidente sgambetto da parte di un avversario e invece di subire il sacrosanto rigore viene ammonito dall’arbitro Giuia per simulazione. A quel punto interviene il VAR che suggerisce al direttore di gara di andare a rivedere l’azione al monitor, ma questi si rifiuta e conferma la propria decisione di non dare il penalty e di ammonire l’attaccante azzurro per simulazione. Prendendo spunto da questo episodio e per ridurre al minimo la discrezionalità degli arbitri, di seguito elenchiamo alcune proposte di cambiamento del VAR, relativamente alla concessione dei calci di rigore, dettate unicamente dal buon senso:

1 – Se il VAR suggerisce al direttore di rivedere un’azione al monitor, questi avrà sempre l’obbligo di farlo.

2 – Se un calciatore nella propria area di rigore tocca il pallone con la mano o con qualsiasi altra parte degli arti superiori sarà sempre rigore se l’arto non è aderente al busto, a prescindere da precedenti rimbalzi su altre parti del corpo e dalla naturalezza o innaturalezza del movimento.

3– Se il VAR rileva l’esistenza di una spinta, di una trattenuta o di un contatto in area di rigore, dovrà, a prescindere dall’intensità del presunto fallo, segnalarlo sempre all’arbitro che avrà l’obbligo di valutarlo al monitor.

Inoltre, se davvero si vuole evitare qualsiasi polemica sulle decisioni arbitrali, bisognerebbe dare la possibilità agli allenatori di chiamare almeno un challenge per tempo, obbligando in tal modo il direttore di gara a rivedere l’azione al monitor. Così come non sarebbe sbagliato mettere a disposizione di quelle società che dovessero farne esplicita richiesta la registrazione dei colloqui VAR/ARBITRO.

Roberto Rey

 

Grafico, vignettista

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