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Non è napoletano Alex Schwazer che in un’autobiografia confessa: “Ero un tossico ed ero pronto a mentire perché doparsi vuol dire anche mentire”.

Patrizio Oliva commentò: “Dimostra non solo di essere uno sportivo scorretto ma anche un razzista”

“Fidati di me: sono altoaltesino, mica napoletano”: così disse Alex Schwazer durante le indagini per doping, «Posso giurarti che non ho fatto niente di proibito. Ti ho dato la mia parola e non ti deluderò. Sono altoatesino, non sono napoletano». Furono queste le parole che Alex Schwazer, marciatore italiano, campione olimpico della 50 km a Pechino 2008,  scrisse in una email a Pierluigi Fiorella, medico della FIDAL, il 28 giugno 2012.

A queste parole reagì  Patrizio Oliva, campione olimpico di boxe e napoletano verace, che disse: «Ma come si permette? Penso che Schwazer, dopo quello che ha fatto dovrebbe chiudersi in casa e non uscire più per la vergogna. E invece dimostra non solo di essere uno sportivo scorretto ma anche un razzista». Anche il presidente del Coni Gianni Malagò rimase “sorpreso” da queste affermazione di Schwazer, parlando di “tristezza infinita” e sostenendo che «avesse offeso tutti, non solo i napoletani».

Oggi Schwazer ha deciso di raccontarsi, a 360° gradi, svelando anche e soprattutto il suo momento buio e lo ha fatto in un’autobiografia “Dopo il Traguardo”, edito da Feltrinelli. “Ero un tossico, andavo in Turchia per doparmi. Innsbruck-Vienna, Vienna-Antalya. A Carolina Kostner e ai miei genitori ho detto che sarei andato a Roma, alla Fidal. Ho tenuto il cellulare acceso anche di notte, per evitare che partisse il messaggio della compagnia telefonica turca. Ragionavo già da tossico. O meglio, sragionavo. Ed ero pronto a mentire, perché doparsi vuol dire anche mentire”.

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