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“Napoli Sottencoppa”: aglie & fravaglie

Dalle corna alla grattata, fino allo nciarmo e alle felle ‘e patana nfronte

Quando a Napoli vedi qualcuno che, più o meno furtivamente, mentre cammina, sale scale o prende il bus, fa le corna e si … tocca le parti intime, chiamiamole così, devi sapere che spesso non lo fa perché gli si sono bloccati medio e anulare o gli è arrivata na botta di prurito in aree proibite ma perché gli è comparso davanti, o ha intravisto, qualcuno che conosce bene: un secciatore.

Uno che “jetta scaienza”, uno che “porta seccia”, uno ce “tene ll’uocchie sicche”. Rito antico e apotropaico, la “toccata e fuga”, da sicurezza a chi la mette in atto anche se spesso serve qualche cosa in più perché gli occhi ncuollo, come si dice, so’ peggio d’’e scuppettate e sono capaci di produrre sconvolgimenti di non poco conto nella vita normale della gente. Il mal di testa, l’emicrania, ‘o male ‘e capa, feroce, straziante, che ti spossa, è uno dei risultati della guardata. Che magari ti arriva senza nessuna cattiveria. E allora puoi prendere tutti gli antiinfiammatori che vuoi che il dolore si placa un poco ma poi ritorna, Serve nu nciarmo, è necessario un percanto, s’ha da ncarmà ‘a capa.

Il termine “percanto” è fatto da “per” e “canto” e dunque tradotto con “per mezzo del canto” visto che spesso il percantatore (o la percantatora) si esprime con parole che sono recitate – cantate, quasi fossero una nenia; ‘o ncarmo, invece, è chiamato così perché attraverso quelle azioni si “calma” (carmava) il dolore del paziente o la sua malattia; infine, ‘o nciarmo perché il vocabolo, di radice francese: charme (magia, incanto) e dal latino tardo carminare (poesia, formula magica), vuol significare che chi agiva stava praticando un incantesimo con versi o parole potenti.

In genere il guaritore si munisce di un piatto fondo dove mette un dito d’acqua, e di una tazzina contenente dell’olio di oliva. Il sofferente è disteso supino e regge il piatto poggiato sulla fronte. Il guaritore si segna tre volte dicendo forte: «a nomme d’’o Pate, d’’o Figlio e d’’o Spiritussanto, ammenne»; quindi prende con pollice, indice e medio dell’olio dalla tazzina e lo fa cadere nell’acqua del piatto recitando la formula «uocchie e contruocchie, schiatta ‘a mmiria e crepano ll’uocchie».

Guarda nel piatto con lacqua e se l‟olio si è separato in un certo modo ce stanno ll’uocchie, c’è la secciata, il malocchio.

Quindi, ripete i gesti di prima, facendo cadere tre schizzi di olio nell’acqua e intima «Fuite uocchie triste ca ve secuto ca parma beneretta ‘e Giesùcristo». Prende ancora olio e ne fa cadere altre tre gocce e termina cu «ncienzo, mirra e oro, tutte ll‟uocchie fujeno fora». A questo punto segna con la croce, per tre volte, il malato, sulla fronte, e l’emicrania sparisce.

Carlo Avvisati

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Giornalista

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