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Commento alla partita

Mezz’ora di grande calcio a Marassi, gli azzurri vincono di carattere

Dopo il gol di Quagliarella il Napoli accetta la battaglia e la vince

Quel Napoli perduto ha ritrovato stimoli, rabbia, veleno e dopo aver dato lezioni di calcio per mezz’ora, ha accettato di combattere. Undici guerrieri sospinti dagli ululati incivili del solito pubblico incapace di godere il bel gioco, hanno lottato su ogni palla e, alla fine, hanno meritato la vittoria con due gol di classe, uno di rabbia e l’ultimo di beffa.

Fischia l’arbitro e il Napoli ha voglia di stupire: bastano due minuti e Zielinski crossa per Milik che infila di testa; un quarto d’ora dopo la zampata di Elmas lascia di stucco Audero e al 26° l’eurogol di Quagliarella riconcilia con il gioco del calcio. E’ dura per il Napoli e non c’è colpa di alcuno di fronte alla magìa di un campione. Cambia la partita e cambia il Napoli: si adatta al clima mutato e si arma fino ai denti senza farsi intimorire dal gioco aggressivo e provocatorio del blucerchiati sospinti dal pubblico. E arriva anche il pareggio su rigore; e arriva il momento tanto temuto da Gattuso: “gli esami non finiscono mai” , il Napoli è ancora in prova e il timore che possa ricadere nel vizio antico s’è avvertito.

Capitan Insigne suona la carica e, ancora una volta lavora per gli altri: stavolta per far esultare Demme, non certo un bomber, che sfrutta un rimbalzo della palla scagliata dal Magnifico. Sul 2 – 3 aumenta il battito del cuore: falli, provocazioni, cori e tanto recupero, ben 7 minuti. Sono finiti ma l’arbitro non fischia. Quasi 8 minuti e lo scugnizzo belga fa lo scherzetto  e cala il poker. Urlano – dagli spalti –  “non siamo napoletani”e il controurlo sarebbe: “vi piacerebbe”.

Il vice-allenatore Luigi Riccio, ai microfoni di Sky Sport sorride: ”In alcuni momenti devi soffrire, sacrificarti, non bisogna vergognarsi di questo e aiutarsi, tenere botta e restare uniti, poi è chiaro che la prima arma resta sempre la qualità”. Qualità, certamente, che non sarebbe stata però sufficiente se non fosse scattata “un giorno all’improvviso” la scintilla che desta un gran fuoco.

Diana Miraglia

Giornalista.

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