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Maurizio Sarri…odi et amo

L’allenatore bianconero e la sua prima volta al San Paolo

Nella sua testa risuonavano, probabilmente, le note di qualche canzone rivoluzionaria sudamericana quando guidava, contro tutto e tutti, il Napoli dei record dei 91 punti. O, forse, ne erano soltanto convinti i sarristi di prima generazione, novelli narratori di fatti a metà fra il romanzo e la cronaca calcistica del tempo. Ma circa 600 giorni dopo Napoli-Crotone – ultima partita del fumatore in tuta a Fuorigrotta – ci si chiede come il San Paolo accoglierà Sarri. “Sarà sicuramente una bolgia, a maggior ragione ora che i ‘traditori’ sono due, lui e Higuain”, si ripetono da giorni i media, e non solo quelli bianconeri. Ma a sentire gli animi dei sostenitori partenopei, con la tifoseria divisa esattamente a metà fra colpevolisti e non, l’esito non appare così scontato. Infatti, se è vero che l’argentino è scappato di nascosto come un ladro con la refurtiva, all’allenatore bianconero partenopeo di nascita, forse, qualche attenuante va riconosciuta.

Maurizio Sarri da Figline Valdarno, nato nel quartiere operaio di Bagnoli ed ex allenatore del Napoli resosi volontariamente portavoce di famose lotte antisistema, può considerarsi reo di essersi esposto, all’epoca, forse in modo troppo frettoloso. D’altronde è comprensibile come, per un allenatore che è stato costantemente guardato dall’alto verso il basso dall’intero circuito calcistico italiano – stampa, media e addetti ai lavori –  approdare alla squadra più importante d’Italia abbia significato, soprattutto, rivalsa personale. Insomma cos’è Sarri, se non un personaggio dotato di grande autostima mista ad un ego preponderante giunto over the top? Lui, l’antisistema per eccellenza ha dimostrato a se stesso – e al mondo – di poterselo prendere da solo il Palazzo.

Insomma, il Sarri di oggi, quello quadrato e composto dello Juventus Stadium, tecnicamente, afferma con forza le proprie idee di gioco in casa del nemico, anche se questo fa a cazzotti con quel dito medio agitato – in  modo irrazionale – all’indirizzo dei tifosi bianconeri. Un freddo professionista alla ricerca di prestigio personale, dunque, nulla di più. Come quando nel corso della conferenza stampa di presentazione a Torino ha affermato:  “La Juve mi da l’opportunità di tornare in Italia, è il coronamento di una carriera lunghissima che nell’80% del percorso è stata anche difficilissima. Non ho mai visto una società tanto determinata a prendere un allenatore. L’emozione c’è ed è forte”.

Chapeau Maurizio…e scusate se è poco, direbbe Diego Abatantuono.

Giornalista

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