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Maurizio Sarri: ” E’ una questione di mentalità, per rimanere costantemente su certi livelli bisogna avere una certa testa”

“Siamo stati gli unici a giocare dopo 61 ore e si dovrà fare una guerra con la Lega, ma non è un alibi perché bisogna essere pronti.”

Una Lazio irriconoscibile è stata sconfitta, travolta da un Bologna che è apparso più aggressivo di fronte all’inerzia dei biancocelesti. Ma Maurizio Sarri doveva aver percepito qualcosa nella mentalità quando ha polemizzato per la vicinanza della partita a quella di Europa League beccandosi una ramanzina come uno scolaretto dalla Lega che l’ ha accusato di non conoscere il regolamento, né di ricordare che tale situazione l’aveva più volte vissuta in Premier. A fine gara, Sarri ha così commentato :

Siamo arrivati scarichi sotto tutti i punti di vista, sia fisico che nervoso, e abbiamo trovato una squadra reattiva e cattiva. È una partita da analizzare e capire perché ci siamo arrivati così ma bisogna archiviare velocemente. È un discorso difficile da capire: quando uno è stanco, è stanco tutto l’ambiente. La stanchezza poi la trasmetti anche a chi ha giocato meno. Ma è una questione di mentalità, per rimanere costantemente su certi livelli bisogna avere una certa testa. È qualcosa che dobbiamo cercare piano piano di costruire. La partita di oggi non si può nemmeno considerare troppo, non può essere considerato un punto di riferimento.

Luis Alberto e Milinkovic-Savic devono diventare centrocampisti totali, sono poco portati alla fase difensiva e molto a giocare palla al piede. Dipenderà molto da loro, hanno le qualità per farlo.

Qualche criticità c’è, ma è giusto parlarne all’interno dello spogliatoio o in sede. Che sia un problema enorme ad inizio ottobre se ne parlerà. Siamo stati gli unici a giocare dopo 61 ore e si dovrà fare una guerra con la Lega, ma non è un alibi perché bisogna essere pronti. Si poteva fare lo stesso una partita gagliarda.

Gli spazi oggi ce li siamo chiusi da soli, non abbiamo fatto un grande movimento e tutti volevano la palla sui piedi, è un comportamento passivo. Il centrocampo che avevo a Napoli univa fisicità e tecnica ed era portato per il palleggio, questo lo può diventare.

Acerbi? In panchina avevo detto che era la classica gara da espulsione, perché stavamo giocando con la testa fra le nuvole. Rientrava proprio nel copione.”

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