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L’inchiesta del New York Times getta ombre sull’ambiente di lavoro al Chelsea

Non è chiaro se il nuovo consiglio abbia intrapreso azioni in risposta alle accuse dei membri dello staff contro Twelvetree.

Calcio e Finanza ha riproposto una pesante inchiesta del New York Times che getta ombre sull’ambiente di lavoro interno al Chelsea. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano statunitense, all’interno del club londinese l’ambiente di lavoro è tossico e la pressione tale che lo scorso anno diversi dipendenti della società si sono allontanati per settimane, o talvolta mesi, giustificati da un congedo medico.

Almeno 10 membri del comparto marketing – un dipartimento che impiega circa 50 persone – hanno lasciato definitivamente il Chelsea, ha fatto sapere un dipendente. Poi, all’inizio di gennaio, un ex membro dello staff è arrivato addirittura a togliersi la vita. Non è noto se il suicidio sia direttamente imputabile alla pressione sul posto di lavoro, ma la questione rientra tra le cause del possibile gesto inserite nel rapporto del medico legale sulla morte del dipendente.

Sull’onda di una crescente pressione interna al fine di affrontare i problemi, il Chelsea questa primavera ha assunto una società di consulenza per condurre quella che è stata descritta come una “revisione culturale” del dipartimento di marketing. Ma pochi membri del personale avevano fiducia nel processo, dato che la revisione del loro posto di lavoro sarebbe stata supervisionata dallo stesso dirigente che ritenevano la principale causa dei problemi.

Il New York Times ha intervistato quasi una dozzina di dipendenti attuali ed ex del Chelsea. Parlando in modo indipendente, tutti hanno dipinto un’immagine di un ambiente di lavoro disfunzionale al club caratterizzata da infelicità, intimidazioni e paura. Ma è stata la morte per suicidio a gennaio di Richard Bignell, l’ex capo della Chelsea TV, a portare alla luce le preoccupazioni sull’ambiente all’interno del reparto marketing e il comportamento del responsabile Gary Twelvetree.

In un commento il Chelsea ha affermato al NYT che il suo nuovo consiglio ha nominato «un team di revisione esterno per indagare sulle accuse che sono state avanzate sotto la precedente proprietà. Il nuovo consiglio di amministrazione del club crede fermamente in un ambiente di lavoro e in una cultura aziendale che responsabilizzi i suoi dipendenti e garantisca che si sentano al sicuro, inclusi e apprezzati».

Tuttavia, non è chiaro se il nuovo consiglio abbia intrapreso azioni in risposta alle accuse dei membri dello staff contro il direttore del reparto marketing Gary Twelvetree. Mentre la famiglia di Bignell ha scelto di non parlare con il NYT, quasi una dozzina di dipendenti attuali ed ex del Chelsea ha parlato di una cultura del posto di lavoro tossica. I dipendenti hanno parlato in condizione di anonimato perché alcuni lavorano ancora al Chelsea, o nel calcio, e temevano ritorsioni o danni alla loro reputazione professionale parlando pubblicamente delle loro esperienze.

Un membro dello staff che ha lasciato il dipartimento marketing del Chelsea ha affermato che l’esperienza di lavorare per Twelvetree è semplicemente diventata eccessiva da sopportare. Temendo per la propria salute mentale, l’impiegato ha lasciato il posto di lavoro pur non avendo un altro impiego ad attenderlo. I dipendenti ad ora hanno affermato di non aver ancora ricevuto alcuna conclusione sulla revisione e che non sono state apportate modifiche alle pratiche di lavoro.

L’ansia che traspare dai racconti era diventata particolarmente evidente nel caso di Bignell, secondo molti dei suoi ex colleghi. Il rapporto dell’uomo con Twelvetree era difficile. Bignell, come altri, ha lottato per contrastare lo stile di gestione del responsabile marketing, ma gradualmente, secondo le persone che lo conoscevano, le sue condizioni fisiche sono notevolmente peggiorate.

«L’ultima volta che l’ho visto stava passeggiando per Stamford Bridge ed era un disastro. Sembrava malato. Aveva perso così tanto peso», è stato l’agghiacciante commento di un collega che ha incontrato Bignell nell’estate del 2021, più o meno nel periodo in cui è scattato il suo congedo medico. Bignell è tornato al Chelsea a settembre ed è stato licenziato bruscamente il giorno successivo per poi togliersi la vita i primi di gennaio.

Anche dopo la morte di Bignell e dopo la “revisione culturale” del club, lo staff marketing del Chelsea ha continuato a perdere dipendenti. La nuova proprietà del Chelsea, nel frattempo, ha dichiarato mercoledì di aver contattato i parenti di Bignell tramite l’avvocato della famiglia. I massimi dirigenti del Chelsea avevano già parlato con la famiglia, che aveva sollevato preoccupazioni per le circostanze della sua morte, e i membri dello staff hanno affermato di aver continuato a premere internamente per dei cambiamenti. Ma la cessione del club a maggio ha portato solo nuove incertezze.

 

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