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Le due facce di Ringhio: da giocatore concreto ad allenatore liquido

L’allenatore calabrese ha saputo prendere qualcosa dagli allenatori che lo hanno allenato e da quelli suoi contemporanei per poi riproporre le sue idee

Un mese d’inferno per Rino Gattuso che sembrava aver perso con i tanti infortuni i punti di riferimento di una squadra che aveva iniziato alla grande il campionato con una rosa lunga e di qualità; poi gli inciampi e la crisi che hanno indotto frettolosi giudici a chiederne l’esonero. Ora, dopo la sconfitta inferta alla Juve una tregua per capire il percorso di Ringhio.

Dalla piccola Corigliano Calabro a Berlino passano circa 1980 km. La strada percorsa da “ringhio” non è stata certo in discesa, ancor più certo è che nelle sue 586 partite abbia macinato molti più km.

Per descrivere il Gattuso giocatore è sufficiente ricordare due partite. Quella partita di ritorno tra Milan e Manchester United nel 2007. La quantità di palloni che Gattuso ruba a CR7, l’intelligenza tattica e l’aggressività con cui tarpa le giocate dell’asso portoghese è da “manuale del calcio”. La partita del 7 dicembre 2008 tra Milan e Catania dove Rino si infortuna al crociato destro ma rimane in campo a lottare fino al 90’.

Bravehart”, così soprannominato dai suoi ex tifosi dei Rangers, era una delle radici sulle quali poggiava l’albero di Natale del Milan di Ancelotti. Le corse in mezzo al campo, i raddoppi, i recuperi che i Kakà ed i Pirlo erano esentati dal fare, le faceva lui. Se il Milan ha potuto esprimere quel gioco lo deve anche ai sacrifici di Rino.

Ma Gattuso è più di un semplice mediano. Da allenatore, dopo le esperienze non troppo fortunate a Palermo, Creta e Pisa, nel 2017 arriva alla prima alla primavera Milan, pochi mesi dopo guida già la prima squadra. Nel dicembre 2019 viene ingaggiato dal Napoli che tutt’ora allena.

Sia a Milano che a Napoli Gattuso subentra a stagione iniziata e non ha la possibilità di preparare la stagione come vorrebbe. In entrambe le circostanze il suo approccio è molto rigido: 4-3-3 votato ad un possesso palla elaborato in stile Barca di Guardiola e calcio orizzontale. Già questo può suonare sorprendente se pensiamo a Gattuso come semplice giocatore di interdizione. Ma lui è andato anche oltre, imparando a modellare i propri schemi in base ai giocatori che ha a disposizione. Sia al Milan, ma soprattutto al Napoli, dopo un po’, le strette trame orizzontali in mezzo al campo hanno lasciato spazio ad un calcio più verticale e di ripartenze. Oggi il suo gioco si è evoluto a tal punto da portare 2 centrocampisti di interdizione (vedi Bakayoko) sulla linea mediana ed a prediligere un attaccante di manovra come Petagna o un centometrista come Osimhen. L’allenatore calabrese ha saputo prendere qualcosa dagli allenatori che lo hanno allenato e da quelli suoi contemporanei per poi riproporre quelle idee, aggiungendo la sua tipica umiltà che lo porta a capire quando ci sono le condizioni per essere un idealista e quando invece è necessario essere realisti e pragmatici.

Vito Parisi

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