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Calciomercato

L’addio di Messi? La salary cap, ovvero il “limite di costo della rosa sportiva” ha messo il veto

Il presidente blaugrana spiega le ragioni del divorzio: “I motivi per cui si è arrivati a questo punto dipendono dalla situazione economica del club e dal peso economico del giocatore.”

 Per Messi al PSG è  fatta. Lo ha annunciato il fratello dell’Emiro del Qatar Al Thani, il proprietario del Paris Saint-Germain. Attraverso un tweet pubblicato sul suo profilo Twitter, il fratello dell’emiro del Qatar, ha annunciato la conclusione della trattativa tra Messi e il Paris Saint-Germain: “Le trattative sono ufficialmente chiuse. Più tardi l’annuncio”.

Con l’addio di Messi al Barcellona si chiude una lunga pagina di storia del calcio. Da circa due anni Lionel Messi era diventato inquieto e più volte aveva manifestato la voglia di andar via, ma non ora quando era sul punto di firmare il nuovo contratto con  l’intesa trovata dopo mesi di trattative anche grazie alla decurtazione dell’ingaggio accettata dal calciatore. E sul sito di Gianluca Di Marzio la spiegazione al terremoto di mercato. Il semaforo rosso – si legge –  arriva dalla Liga e il Barcellona lo specifica senza troppi giri di parole:  “Pur avendo raggiunto un accordo tra FC Barcelona e Leo Messi e con la chiara intenzione di entrambe le parti di firmare oggi un nuovo contratto, lo stesso non può essere formalizzato a causa di ostacoli economici e strutturali (regolamento spagnolo LaLiga)”. Stop, fine della storia. La stessa che adesso ha come nuovo protagonista il Psg, pronto a celebrare il matrimonio con Leo Messi con un biennale intorno ai 30/35 milioni netti a stagione. 

Ma andiamo con ordine. Perché la Liga non ha permesso al Barcellona di depositare il contratto di Leo Messi? Questione di salary cap, ovvero il “limite di costo della rosa sportiva” che consiste in un tetto massimo di spesa – che riguarda diverse voci e comprende anche i costi degli ingaggi – che ogni club spagnolo propone nel rispetto del budget a disposizione e che l’Autorità di convalida della Liga può approvare o rettificare al ribasso. Una cifra prestabilita che La Liga impone di non sforare a ogni singolo club facendo così in modo che non venga intaccata la stabilità finanziaria delle società. Un margine di spesa che il Barcellona ha visto quasi dimezzato nel giro di un anno anche a causa degli effetti della pandemia, con la Liga che ha fissato il nuovo tetto salariale per il Barça a 347 milioni di euro. Una cifra che faticava a contenere uno stipendio come quello che avrebbe dovuto percepire Leo Messi. “Vi do un’idea precisa: per avere 25 milioni di stipendi dobbiamo liberarne 100. Contando quanto pianificato con Leo, eravamo arrivati al 110% della massa salariale rispetto al reddito del club. È una conseguenza degli investimenti eccessivi che sono stati fatti in passato”, ha aggiunto un dispiaciuto Laporta in conferenza stampa.

Laporta ha poi aggiunto: “Non voglio regalare false speranze, ci abbiamo provato ma non siamo riusciti a trovare un accordo. La trattativa per il rinnovo è finita. Leo voleva rimanere nel Barça e noi abbiamo fatto di tutto per trattenerlo, ma non è stato possibile. Messi ha altre proposte e ha bisogno di tempo per trovare un nuovo club”. Il presidente blaugrana spiega le ragioni del divorzio: “I motivi per cui si è arrivati a questo punto dipendono dalla situazione economica del club e dal peso economico del giocatore. Avremmo voluto sostenere questa spesa, ma non abbiamo margini salariali. Abbiamo così deciso di prendere l’unica strada possibile per evitare di mettere a rischio il club. Il Barcellona ha la priorità su tutto”.

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