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La storia di Karim Benzema, uno degli ultimi geni del calcio mondiale

La moviola gli ha negato la gioia del gol, ritenuto in fuorigioco, ma in una notte magica ha potuto alzare la Coppa dopo un incontro difficilissimo

Sul sito Gianluca Di Marzio.com,  Cosimo Bartoloni  ha ripercorso la storia di Karim Benzema, uno degli ultimi geni del calcio mondiale che ieri sera ha alzato per il Real Madrid la 14esima Coppa al cielo.

Siamo a Bron, comune di quarantamila abitanti alle porte di Lione. Più precisamente nella banlieue di Terraillon. È tra le grigie case popolari di questo quartiere che è cresciuto Karim Benzema, bimbo timido con una grande passione per il calcio. Inutile dire cosa facesse una volta uscito da scuola: mamma Malika non si ricorda neanche più quante ore ha speso nel cortile sotto casa. “Mi diceva: mamma, quei due alberi sono i pali, tu fai il portiere che io tiro. E gìù, ore su ore…”, raccontò a L’Equipe. A una certa, i genitori iniziarono a pensare che il piccolo Karim volesse provare a giocare partite vere, con i suoi coetanei. Ma la sua storia con il calcio, che oggi è forse al suo apice al Real Madrid, iniziò con un “rifiuto”.

 “Ragazzo, mi dispiace. Siamo al completo”

Abbiamo intervistato il primissimo allenatore di Benzema ai tempi dello Sporting Club Bron-Terraillon, la squadra del comune dove Karim è nato e cresciuto. Si chiama Frédéric Rigolet e ci ha raccontato che se non fosse stato per la corretta e sana insistenza di un familiare, Karim non avrebbe mai giocato con loro: “Benzema era arrivato a stagione in corso e gli era stato detto che non c’era più posto nella nostra squadra. Ed era vero, non era certo un problema di qualità perché non aveva fatto neanche un allenamento. Poi un suo parente parlò con il direttore sportivo e gli consigliò di osservarlo: ‘Mettetelo nel suo posto e vedrete’. Così è stato preso, aveva otto anni”. Così è iniziato tutto.

 Il muretto di Karim e “l’esercizio-Benzema”

Mai scelta fu più azzeccata: “Qual è il primo ricordo di Karim? Lui con un pallone. Non faceva altro”. Sembra la frase sentita e risentita, ma ora arriva il bello: “C’era un muretto ai margini del nostro campo da gioco. Quando non eravamo ad allenarci, Karim lo trovavi sempre lì. Destro-muro, sinistro-muro. Tutto di prima e di continuo, non si fermava mai. Lo vedi ora con che qualità e con che rapidità passa la palla ai compagni? Ecco, l’ha imparata su quel muretto. Adesso tutti i nostri ragazzi li facciamo allenare anche lì. Si chiama ‘l’esercizio Benzema’”.

 Quella doppietta al Lione…

Il piccolo Karim, nello Sporting Club Bron-Terraillon è rimasto solo sei mesi. Il tempo di integrarsi, stupire con la palla e aveva già tutti gli occhi addosso: “Karim è sempre stato timido, un po’ come ora, sempre riservato. Però conosceva tutti e si integrò bene nella squadra. Stava simpatico a tutti e in campo vabbè… cosa volete che vi dica? Finì la stagione con noi e lo prese subito il Lione. Non so quanti gol fece, mi ricordo che proprio contro il Lione segnò una doppietta che ci permise di vincere 2-0. Poi, chi l’ha più visto…”, scherza.

 “Tieni fratello, questo è il mio regalo per te”

Scherza, perché in realtà Frédéric ogni tanto lo vede ancora Benzema: “Karim è molto attaccato a Terraillon. Appena può venire a trovare i suoi amici e parenti, viene. Ma quando lo fa non lo diciamo a nessuno: se lo sapessero tutti diventerebbe una cosa ingestibile, vi immaginate che casino qui? Comunque, tutte le volte che viene a trovarci sta con noi, parla, e se c’è qualcosa da dare lo dà”. Come la maglia, regalata al suo primo allenatore con tanto di autografo: “Me la portò e mi disse ‘Tieni fratello, questo è il mio regalo per te’”. Riconoscenza.

Benzema oggi ha 34 anni ed è all’apice della sua carriera. Ha già vinto quasi tutto ma ha ancora una fame da lupi. Il percorso in Champions League lo dimostra: quest’anno è stato il vero trascinatore del Real che oggi contro il Liverpool si gioca la quattordiceimsa Champions. Per Frédéric e per tutta Bron, Benzema è un vero orgoglio: “Karim rappresenta la riuscita del nostro club. Grazie alla sua storia, si è capito che qualsiasi club, di ogni quartiere, anche quello più povero, può ritrovarsi un giocatore come lui, che in futuro può diventare una star livello mondiale e un esempio per tutti i nostri bambini, che devono capire che con il talento e con la voglia di farcela, si può arrivare davvero ovunque”. E in un’altra notte magica Karim Benzema ha aggiunto un’altra stella alla sua magica carriera e un’altra speranza per tanti bambini che sognano.

 

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