Seguici su
1606814839090918

Editoriale

La Serie A ha un problema con i giovani?

Barella, Zaniolo, Bastoni: eccezioni di un movimento che non premia i frutti del settore giovanile. Ma qualcosa forse sta cambiando…

6 marzo 2021. Al nono minuto di Bayern MonacoBorussia Dortmund, l’attaccante norvegese Haaland ha già siglato una doppietta. Halaand ha vent’anni e dopo 13 presenze in Champions ha già siglato 18 goal: con Mbappè è senza dubbio il miglior talento della sua generazione. Eppure, quando la Juventus lo ha trattato ai tempi in cui vestiva la maglia del Salisburgo, il suo agente Mino Raiola non ha usato mezzi termini: “Con i bianconeri avrebbe giocato nell’under 23“. Una provocazione, si dirà. Ma che riflette una mentalità ben radicata: i giovani, in Italia, “vanno aspettati”, “dosati”, “fatti crescere”, magari in infiniti prestiti nelle categorie minori. E così tanto talento finisce per perdersi, o arriva in Serie A alla soglia dei trent’anni.

Non è un caso che le big italiane abbiano una rosa con un’età media superiore ai 27 anni (Napoli  27.4 anni, Juventus 28.4, ed Inter 28.7). Fa eccezione il Milan, che sta disputando la miglior stagione da dieci anni con la rosa più giovane dei maggiori 5 campionati europei (24.5 anni): il talento vince anche sull’inesperienza, evidentemente. Anche le piccole “arrancano” in questo senso, preferendo affidarsi all’usato sicuro e non a giovani di prospettiva. Crotone e Benevento hanno un’età media di 29 anni; il Parma è addirittura la squadra più anziana dei maggiori campionati europei (29.7 anni). I vari Zaniolo, Barella, Bastoni, sembrano più prodotti “casuali” di un sistema che non premia i settori giovanili, emersi per l’enorme talento e non per un progetto di lungo respiro.

La Serie A non è, ormai da tempo, né il più ricco né più affascinante torneo d’Europa. Premier League e Liga hanno gestito magnificamente i diritti tv, rimodernato gli stadi, fatto crescere il proprio brand a livello globale, mentre in Italia ben poche società riescono a tenere il passo. Proprio per questo, scovare e valorizzare giovani talenti dovrebbe essere la priorità di tutte le squadre italiane: se non posso comprarlo, il campione cerco di produrlo in casa. Eppure, i settori giovanili delle big italiane non reggono il confronto con i corrispettivi europei. Nella classifica tra le squadre europee con più giocatori del settore giovanile che militano nelle maggiori leghe europee, tra le prime 25 soltanto due sono italiane: l’Atalanta, quattordicesima, ed il Milan, ventiquattresimo. Le squadre più forti del continente – Real Madrid, Barcellona, PSG – sono nelle primissime posizioni. Con pochi soldi da investire, meglio investire bene: a quando una seria riforma dei settori giovanili? Quando saranno considerati un bene, e non un peso? Talent scout competenti abbondano in Italia: occorrerebbe solo ascoltarli un po’ di più.

Giornalista

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Advertisement

Da leggere

Altri in Editoriale

rfwbs-slide