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La riforma dello sport

Il mondo dello Sport è sul piede di guerra e il capo del Cio, Bach, continua a dichiarare che l’Italia dello sport rischia forti sanzioni a causa della ingerenza politica

Il nodo cruciale della partita è il nuovo dipartimento dello sport. È il cuore della riforma che il ministro Spadafora vorrebbe portare in Consiglio dei Ministri:dà l’indirizzo politico, decide quanto erogare alle Federazioni, vigila su Sport e Salute, Coni , Cip e convoca i Consigli Nazionali dello Sport di alto livello  e per la promozione sportiva. Una enorme quantità di poteri dentro una sola struttura che Palazzo Chigi non gradisce, al punto che il 21 ottobre scorso il ministro ha ricevuto una lettera da parte del DAGL (Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi del governo) con la quale si contestava questa visione della riforma. Quattro le accuse principali: errata concezione della nuova governance, profili di incostituzionalità, contrasto ai regolamenti del Cio e fughe in avanti rispetto alla legge delega dell’agosto 2019. Spadafora ha parlato di “rilievi tecnici” che sarebbero stati risolti facilmente, ma nella nuova bozza del T.U.inviato domenica ai partiti di maggioranza non sembrano presenti gli aggiornamenti richiesti. Il mondo dello Sport è sul piede di guerra e il capo del Cio, Bach, continua a dichiarare che l’Italia dello sport rischia forti sanzioni a causa della ingerenza politica. La maggioranza stessa è spaccata in quanto molti pensano che il dipartimento (con 45 dipendenti e 3 macro aree) rischia di diventare una sorta di ministero nel ministero.

Il costo del lavoro sportivo ed i finanziamenti statali sono due temi decisivi. Per esempio secondo la riforma il potere di decidere quanti soldi dare a ciascuna disciplina passa al dipartimento (secondo il Dagl spetta al Coni) con un budget da 280 milioni annui previsti inizialmente e solo per chi ha un mumero minimo di atleti tesserati. Spadafora e il suo ufficio, inoltre, hanno definito la dotazione organica del Coni in 114 unità (Malagò ne chiedeva 280), dipendenti che verrebbero presi dalla stessa Sport e Salute. Secondo il Dagl potrebbe non rientrare nelle opzioni consentite dalla delega.

Inoltre alcuni Enti di promozione hanno espresso a Malagò la loro perplessità formulando una ferma adesione alla posizione di unità che l’intero movimento sportivo deve rappresentare ai vertici della politica nazionale, richiamandosi al concetto di unità dello Sport….

 

Collaboratore - Avvocato

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