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“La psicologa in-forma”: Il legame tra sport e depressione

I ricercatori hanno dimostrato che lo sport ha grandi effetti benefici sulla mente, ma, nonostante ciò, tra gli atleti sono molto diffusi sintomi depressivi

Alcuni neuroscienziati hanno scoperto che, attraverso un esercizio fisico intenso, aumentano i livelli di due neurotrasmettitori molto comuni: il glutammato e il GABA. Questo ci aiuta a comprendere meglio come sia possibile che lo sport provochi numerosi benefici sulla salute psicofisica delle persone, contrastando la depressione, i disturbi neuropsichiatrici, l’invecchiamento, lo stress e l’ansia. L’attività fisica, inoltre, ottimizza le strutture cerebrali, favorendo un aumento del volume della materia grigia.

Gli studiosi, infatti, ritengono che l’esercizio fisico possa essere una terapia efficace per le persone che soffrono di depressione. L’energia prodotta durante l’attività sportiva crea, secondo nuove ricerche, più neurotrasmettitori nel nostro cervello. Di conseguenza, uno stile di vita estremamente sedentario causa un impatto notevolmente negativo sulle funzioni cerebrali e sulla produzione di neurotrasmettitori.

Quindi, lo sport fa bene, è correlato ad uno stile di vita sano, aiuta a proiettare ed incanalare le proprie pulsioni ed è considerato come il miglior antidepressivo. Eppure, molti atleti soffrono di depressione. Perché? La depressione, diversamente da una normale sensazione di tristezza, presenta caratteristiche di persistenza e può interferire consistentemente sull’intera vita dell’individuo e sui suoi comportamenti. Viene intesa come una serie di sensazioni negative quali tristezza, rallentamento mentale, mancanza di concentrazione, perdita di interesse per le attività abituali e incapacità di pensare ad un futuro positivo.

Esistono diversi grandi atleti che, dopo una serie di successi o dopo una carriera brillante, spariscono dalla circolazione, percorrendo la strada dell’alcool o della droga, in alcuni tragici casi giungendo al suicidio. Per essere degli buoni sportivi non è sufficiente possedere solo un buon allenamento fisico, ma è importante avere soprattutto un ottimo equilibrio psicologico.

Quando un atleta vive e lavora con il proprio sport, rischia costantemente il fallimento in prima persona. Per questi soggetti che non possiedono una sufficiente autostima o una passione vera per lo sport, la sconfitta può rappresentare un fallimento del proprio sé e della propria identità. L’equilibrio psicologico degli atleti può essere compromesso da fragilità individuali, stress, ansia, pressione da parte dei tifosi o degli allenatori, continui cambi di città e di relazioni affettive, ricerca della vittoria e della perfezione a tutti i costi.

Non va dimenticato che lo sportivo è prima di tutto una persona. Sarebbe opportuno monitorare le condizioni mentali di ogni atleta, come forma di prevenzione di sintomi depressivi. I segnali sono evidenti: lo sportivo modifica il suo atteggiamento verso lo sport, si sente stanco e poco motivato, calano le sue prestazioni, litiga con l’allenatore e i compagni di squadra, è spesso vittima di infortuni, salta gli allenamenti o le competizioni. È proprio a questo che è utile la figura dello psicologo dello sport, esperto che si sta facendo man mano sempre più strada in questo mondo attraverso le sue importanti consulenze.

Dunque, se si pratica sport agonistico, è necessario allenare, oltre al fisico, anche la propria mente, imparando ad essere consapevoli di sé, dei propri limiti, delle proprie potenzialità e dei propri valori.

Collaboratrice - Psicologa e Criminologa

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