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La Juve saluta il triplice fischio con un sospiro di sollievo

Gli inventori della cazzimma l’hanno esportata e non la conoscono più: il Napoli s’inchina all’esperienza

Se non centrassimo il quarto posto? E’ una non-ipotesi“. La parole di Paratici prima della partita son sembrate quasi minacciose. E non ha avuto torto perché in campo è scesa la squadra che ha sfruttato l’esperienza in assenza di qualità e personalità. Il Napoli ha perso nel risultato,  non nella prestazione; e non si tratta di uscire a testa alta, piuttosto è la Juventus che esce a testa bassa. Per la classifica, per il punteggio è una durissima sconfitta, ma difficilmente la Juventus potrà scendere in campo nelle prossime 9 partite e sfruttare le sceneggiate, i tuffi di Chiesa e Cuadrado o i suggerimenti di un Buffon che a gesti sventola un cartellino giallo che dovrebbe essere per se stesso.

E allora la partita: Pirlo sceglie – se sceglie – di mettere in porta Buffon, particolare da non sottovalutare per come si vuole impostare la gara: Chiellini e Buffon a far muovere le gambe come ai tempi di Conte o Allegri, che appena tre giorni prima aveva incontrato Agnelli. Per caso. Così una rabbia insolita muove le gambe degli juventini che temono il Napoli. Pochi minuti e il divino Cr7 sbaglia un gol già fatto. Dà un calcione al palo e Zielinski per rincuorarlo sbaglia anche lui. Ma al 13° l’ira funesta di Ronaldo sempre fermo ad aspettare il dono che gli spetta, ha la meglio e fa secco Meret, che nulla può. Il Napoli cerca di riordinare le idee ma Lozano e Mertens non ci sono e Insigne dialogo talvolta col muro o si affida a Di Lorenzo, dall’altra parte quasi fosse Callejon.

E nel secondo tempo, pur con un Napoli non brillante, la Juve cala, di tanto sia per intensità che per qualità. Il pallino è nelle mani degli azzurri, ma qualcuno suggerisce a Pirlo di puntare su Dybala. Obbedisce e Dybala segna il 2-0 nel momento in cui il Napoli faceva possesso palla. Un attimo e il Napoli riprende fino al fallo su Osimhen che Mariani vede. Insigne batte e Buffon si tuffa dall’altra parte al colmo dell’ira.

Ciò che non conta però ai fini della cronaca è la partita dell’arbitro signor Mariani che ignora un fallo di Lozano su Chiesa, evidentissimo soltanto per i commentatori di Sky e che magari era da vedere e rivedere al VAR se dentro o fuori la linea mentre Chiesa urlante, sembrava pronto per un intervento chirurgico. Ma è  soprattutto il fallo solare di Alex Sandro su Zielinski che andava punito con il rigore senza chiedere pareri al VAR. Mariani avrà guardato Buffon e non ha visto quel che da regolamento andava visto. Magari tra 5/6 anni, arricchirà qualche trasmissione Sport dove si confesserà come Orsato.

Il risultato premia comunque i bianconeri che negli ultimi 5 minuti hanno temuto il pareggio e sono ricorsi ai soliti mezzucci che un tempo, a Napoli, si chiamava cazzimma. Ora i bianconeri salgono a 59 punti, insidiano il Milan e confermano le parole di Paratici: “Se non centrassimo il quarto posto? E’ una non-ipotesi”. Loro conoscono il futuro.

Giornalista.

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