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La Canottieri Napoli si autoretrocede in A2

La Canottieri lascia la A1 a causa delle difficoltà economiche causate dal Covid

Alla vigilia dei suoi primi 106 anni ed a 30 dall’ottavo e ultimo scudetto, la Canottieri Napoli ha preso una decisione storica ed amara nello stesso tempo: lasciare volontariamente la scena della serie A1 di pallanuoto. Il presidente Achille Ventura ha firmato l’atto di autoretrocessione, alla luce delle nuove normative post Covid in favore della società in difficoltà economica, e che consente di ripartire dalla categoria inferiore. Il tutto per risparmiare sui costi di gestione in particolare le trasferte. 

Il glorioso club giallorosso, fondato il 1° luglio del 1914, aveva già dato un taglio ai costi trasferendosi per le partite casalinghe dalla piscina Scandone a quella di Casoria, ma non è stato sufficiente. Purtroppo l’autoretrocessione è una mortificazione e un atto assolutamente antisportivo,ma non vi era altra soluzione. Ma il presidente Ventura, da buon imprenditore, ha deciso di ristrutturare un settore che negli anni ha prodotto tantissimi talenti arrivati ai massimi livelli internazionali come Alessandro Velotto, ceduto alla Pro Recco un anno fa e divenuto campione del mondo con la nazionale. Del resto la stagione 2019/20, poi interrotta, era stata impietosa: 14 sconfitte su 14 incontri a zero punti in classifica, peggior attacco e peggiore difesa e nessuna possibilità di salvezza. Da qui la necessità di ripartire cercando di recuperare quel vivaio che per anni è stato il fiore all’occhiello dei giallorossi.

Di conseguenza è arrivata la dastrica decisione, favorita dalla FIN, ma che penalizza ulteriormente la pallanuoto napoletana. Il club giallorosso ha annunciato un piano triennale per rilanciare il settore previo potenziamento del settore giovanile con i tecnici Enzo Massa ed Enzo Palmentieri per tentare di risalire al più presto in A1. Saranno tanti i giovani lanciati in prima squadra.

Purtroppo la crisi della pallanuoto napoletana non è causata solo dal Coronavirus ma ha radici più profonde. In primis la mancanza di sponsor e di spettatori alle partite, scarso sostegno societari agli sforzi di giocatori e tecnici, e in ultimo la forte corrente antisportiva all’interno dei circoli con pressanti inviti dei soci a contenere i costi.   Il grande Mino Marsili, quanche tempo fa, aveva suggerito la creazione di un unica squadra cittadina, ma il progetto è di difficile se non impossibile attuazione pratica. Sarà invece indispensabile il supporto delle istituzioni. Il governatore De Luca ha annunciato un grande progetto per lo sport in Campania e la pallanuoto deve esserne parte, se non altro poichè è un pezzo della storia di Napoli.

Trent’anni fa la Canottieri presieduta dal grande Carlo De Gaudio e allenata dal grandissimo Enzo D’Angelo vinceva il suo ottavo ed ultimo scudetto. Allora vi erano due grandissime squadre napoletane, Canottieri e Posillipo che si sfidavano ogni anno per il primo posto. Il Posillipo si è mantenuto a galla sino a quando non è apparsa la Pro Recco con il suo carico di milioni, di arroganza e di prepotenza; la Canottieri, scivolata in A2, continuava a vincere titoli con le giovanili nel rispetto della tradizione. 

Il Posillipo, dopo aver riportato a casa Zeno Bertoli, avrebbe voluto anche Vincenzo Renzuto, campione del mondo che si è appena svincolato dalla Pro Recco, ma pare che dai vertici della FIN siano arrivati suggerimenti per portarlo al Brescia. E questo, se accertato, è ancora più triste dell’autoretrocessione. Serve una rifondazione, ma vera e reale.

Alessandro Russo

Collaboratore

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