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Basket

Kyrie Irving, super campione NBA dei Brooklyn Nets simbolo dei no vax nel mondo dell sport

Irving: “Riguarda solo la mia vita, e quello che decido di fare. E no, non ho intenzione di ritirarmi o di lasciare l’Nba. Ho ancora tanto lavoro da fare”

Il simbolo dei no vax nel mondo dello sport in questo momento è Kyrie Irving, super campione NBA dei Brooklyn Nets. Ne ha dato notizia GQ Italia che racconta di Kyrie Irving fin da subito contrario al vaccino e che neanche il tempo gli ha fatto  cambiare idea. Una decisione che gli costerà cara, nel vero senso della parola. Secondo le leggi dello stato di New York, infatti, per poter entrare nelle palestre e nelle arene al chiuso bisogna aver ricevuto almeno una dose di vaccino. Il campione dei Nets, quindi, essendo residente a New York sarà costretto a saltare tutte le gare giocate in casa al Barclays Center di Brooklyn, ma anche quelle in trasferta (ma sempre a New York) al Madison Square Garden contro i Knicks. Giocherà soltanto in trasferta, saltando quindi 43 partite su 82. Gli accordi tra l’associazione dei giocatori e la NBA prevedono che i Nets gli trattengano 1/92esimo del suo stipendio per ogni gara saltata (circa 380.000 dollari), il che per lui significherà perdere circa la metà dei 35 milioni di dollari che guadagna in un anno.

Intanto Kyrie Irving ha voluto far sentire la sua voce su Instagram Live il giorno dopo essere stato sospeso. “La mia scelta non è una questione politica, non riguarda l’Nba o qualsiasi squadra. Riguarda solo la mia vita, e quello che decido di fare. E no, non ho intenzione di ritirarmi o di lasciare l’Nba. Ho ancora tanto lavoro da fare”. Devo usare la mia voce per dire la mia verità. Nessuno può dirottare la mia voce. Non credete che voglia smettere per un obbligo vaccinale. Non credete a quello che si dice di me se non viene da me. Nel mondo reale vedo gente che perde il lavoro per colpa di questi obblighi, che deve fare scelte difficili che rispetto. Cosa fareste voi se non vi sentiste a vostro agio a giocare, perché vi era stato promesso che avreste avuto esenzioni, che nessuno vi avrebbe obbligato a farvi vaccinare? Le mie idee non erano un problema quando è cominciata la stagione. Non è qualcosa per cui mi sono preparato. Ho cominciato la stagione pensando che avrei potuto giocare a basket, che avrei potuto usare il mio talento per continuare ad influenzare le persone nel modo giusto. La gente parla di me con convinzione assoluta, certa di quello che dovrei fare, di come i miei compagni dovrebbero sentirsi a mio riguardo, di quello che dovrebbe fare la mia squadra. Io invece voglio continuare a rimanere in forma, ad essere pronto a giocare, a fare parte di questo mondo. La realtà però è che per giocare a New York, per far parte della mia squadra, devo essere vaccinato. Io ho scelto di non esserlo, e chiedo che tutti rispettino la mia scelta”.

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