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Juventus, ti fai le pernacchie da sola

Continuano le sterili polemiche della società chiamata a poggiare i piedi a terra

La società bianconera che mai si è costituita presso la Corte d’Appello Federale, né presso il Coni, oggi continua ad argomentare sulla follia messa in atto dal Collegio di Garanzia che ha restituito a Cesare quel che è di Cesare e  continuando a pestare i piedi per terra ha scritto su TuttoJuve: “ Il Napoli cercava alibi per non giocare contro la Juventus. Ma la Corte d’Appello Federale non ha spiegato per quale motivo lo avrebbe fatto . Non avendolo spiegato, l’accusa (“dolo premeditato“) contro il Napoli è caduta. Il fatto che Gravina abbia deciso di non presentarsi a sostenere i magistrati della Federazione, pare sia stato  interpretato come un segnale di non “belligeranza“ . Una decisione che farà giurisprudenza. E che in molti potrebbero avere la tentazione ( o la “ necessità “ ) di cavalcare .Visto che don Aurelio ama stravincere, un minuto dopo la fine dei lavori “collegiali“ ha  “cinguettato“: “Viviamo in un paese dove chi rispetta le leggi non può essere condannato. E il Napoli segue sempre le regole“ . Si chiama “pernacchio“: lo  hanno inventato a Napoli. Al pari del gioco delle tre carte .

E nelle tre carte juventine c’è la ndrangheta, il caso Suarez, il caso Ronaldo: chi vince, chi perde.

Ma nell’esporre le argomentazioni del Giudice Sandulli, ribaltate dal Coni, l’articolo, pone in evidenza “che la Corte Federale non ha spiegato per quale motivo il Napoli cercava un alibi per non giocare”.  In uno stato democratico, risulta fondamentale “motivare” un’accusa e, nell’ambito sportivo, sarebbe stato determinante spiegare il perché la squadra azzurra avrebbe voluto sottrarsi ad un confronto sentendosi, in quel momento, superiore.

Ma l’argomentazione più importante l’ha posta il presidente De Laurentiis parlando del “suo” covid superato dopo 40 giorni molto difficili. Al di là dell’evidenza sullo scontro Asl – Lega, De Laurentiis come tanti pubblici personaggi che hanno vissuto questo tunnel dell’orrore che si chiama covid, ha detto che, pur con le mani legate dall’ASL, trovava giusto non mettere in pericolo  la salute dei giocatori juventini. Qualche giorno fa, dopo Massimo Giannini,  anche un altro grande giornalista, qual è Gianpaolo Ormezzano, ha parlato del “suo” tunnel:  “Il mio novembre è iniziato con una sentenza per il negazionista deficiente che ero stato, per un pochino di tempo, all’inizio della storia: Covid. A 85 anni due polmoniti significa condanna a morte, e credo che proprio per questo mi sia stata evitata la terribile terapia intensiva. Cinque ricoveri, i canonici giorni (22) di diciamo decorso, la lettera dell’autorità sanitaria: sono guarito, forse perché non ho mai fumato, ma proprio mai, e ho fatto tanto sport”. E ancora: “Il ricovero deciso dalla mia prima figlia, grande medico di base. Conoscendomi eccome, aveva capito che qualcosa dentro di me stava impazzendo. Con me nella sua auto ha cercato un ospedale: giravamo per Torino, al Maria Vittoria, vicino a dove sto, troppo caos, andiamo all’Astanteria Martini. Al pronto soccorso mi hanno preso. Avvertiti di una mia carenza d’ossigeno, mi hanno messo su una barella di fianco ad un uomo vecchissimo (alla vista almeno), immobile, muto, intubatissimo tutto, ogni tanto dalle sue narici i tubetti venivano spostati nelle mie. La prima notte è stata dell’orrore”. 

Si parla di tre punti per una palla che rotola in campo o sul tavolino, o si parla della salute, bene primario dell’uomo? Stupisce che l’articolo di TuttoJuve deduca che il “cinguettio” di De Laurentiis fosse una forma di “pernacchia”. Senza prove non si può dire. Si può pensare.

Giornalista.

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