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Quattro chiacchiere con...

Intervista a Pino Imperatore

Umorista, giornalista e scrittore Pino Imperatore lavora da 28 anni come dirigente al Comune di Napoli. Autore di numerosi romanzi ha vinto diversi premi per la scrittura umoristica, ma ha un solo problema che accompagna la sua interessante carriera, di certo non grande come quello del Dottor Ascierto (juventino), ma pur sempre uno strano problema: nato a Milano da genitori napoletani, vive ad Aversa, lavora a Napoli e…tifa Fiorentina.

Allora, facciamola subito la domanda, nasci a Milano e vivi a Napoli. Come mai sei tifoso della Fiorentina? – “E ci tengo a dire da genitori napoletani! Io sono orgogliosissimo delle mie origini, mio padre trovò lavoro a Milano, mamma lo raggiunse ed io sono nato lì, ma siamo siamo tornati al Sud non appena riuscì ad avere il trasferimento. Quindi sono napoletano e meridionale a tutti gli effetti. Ho vissuto in provincia di Napoli per 40 anni ed ora sono in provincia di Caserta, ma a Napoli lavoro e faccio tutte le mie cose. Perché la Fiorentina? Una banalità. Da ragazzino fui attratto dal colore viola delle magliette, la simpatia poi è diventata tifo e mi sono appassionato ancor di più con l’arrivo del grande Giancarlo Antognoni. Ma non sono un tifoso fanatico, non mi piace il fanatismo nello sport e simpatizzo per il Napoli da diversi anni. Anche perché è al vertice da tanto tempo a dispetto delle squadre più blasonate e contrariamente alla Fiorentina. Ti dico di più, storicamente la rivale della Fiorentina è la Juventus dunque c’è qualcosa che ci accomuna. L’importante è che non si cada nell’odio. Lo sport è fratellanza, è viaggiare uniti verso un unico obiettivo che è quello di vincere correttamente. Anche se poi qui si apre un altro capitolo – lungo – legato alla Juventus e al modo in cui alcune volte vince. Ma l’importante è rispettarsi. Io al San Paolo, per esempio, non ho mai avuto problemi tra i tifosi del Napoli. Anche se le partite sono state quasi tutte perse dalla Fiorentina, l’importante è che a vincerle sia stata una squadra come il Napoli, per cui simpatizzo, e non altre”

All’interno del tuo libro “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” ad un certo punto c’è il famoso incontro con i tifosi del Napoli. Come è nata l’idea? – “L’80% dei miei amici e parenti tifa Napoli. Spesso discutiamo, ma sempre in modo cordiale. Frequento il San Paolo e conosco molto bene la malattia – in senso positivo – legata al tifo napoletano. E quindi per me è stato naturale raccontare quel modo di tifare il Napoli sugli spalti. A questo si aggiunge una cosa molto importante: ho cercato attraverso il terrorista Salim di far capire che il fanatismo – in questo caso religioso – può portare a degli errori tali che diventano quasi irreparabili. Lui non conosce il tifo napoletano né ha mai visto lo stadio San Paolo e in modo ingenuo e sprovveduto compie una serie di azioni che gli si ritorceranno contro: acquista il biglietto all’ultimo minuto – pagandolo una cifra esagerata – e indossa la kefiah bianconera, ma la partita che va a vedere è proprio Napoli-Juventus e non immagina neanche quanto sia forte la contrapposizione tra le due tifoserie. Insomma corre un rischio gravissimo, finisce in curva e l’epilogo è quello che è. Il messaggio è che non bisogna cedere ai ciechi fanatismi, perché il terrorista alla fine viene coinvolto pure in una rissa e torna a casa ammaccato. E ben gli sta!”

Nel “De Vulgari cazzimma” parli della cazzimma nello sport e quindi anche nel mondo del calcio, arrivando poi a Maradona. Come è nato quel capitolo? – “Il libro nasce da una ricerca lunga un anno. Un libro in cui ho analizzato tutte le possibili declinazioni della cazzimma in vari ambiti  – in famiglia, nell’amicizia, nello sport, nel calcio, nel teatro, nella letteratura –  perché è vero che è un termine napoletano legato all’organo sessuale maschile ma è un termine anche difficile da definire. Può essere furbizia, prepotenza, prevaricazione. Possono esistere sia una cazzimma che non provoca danni che una cazzimma pericolosa. Insomma, per spiegare questo termine complesso mi ci sono volute ben 200 pagine! Ancora oggi, a distanza di anni, molti lo leggono e lo apprezzano. E’ un testo ricco di aneddoti e lo sport, in particolare, era necessario riportarlo perché è un ambito notevole così come il mondo del calcio. Infatti, un episodio che è la sintesi sublime della cazzimma nel calcio è il gol fatto di pugno da Maradona. Un’azione di una velocità tale che anche andandola a rivedere mille volte alla moviola non riesci a capire. Ma la conclusione è stata più bella ancora e in quel caso la cazzimma ha superato la cazzimma stessa quando, a distanza di anni, lui ha confermato tranquillamente che era stato fatto di mano. Insomma, l’apoteosi della cazzimma!”

Ok, a proposito di Diego, genio e sregolatezza.  -“Io ho sempre distinto, in generale, la vita privata da ciò che è la vita pubblica o professionale nei diversi ambiti (nella letteratura, nel cinema, nel teatro e anche nello sport). In genere guardo a ciò che è stato prodotto perché andando a vedere il pelo nell’uovo, poi, si scopre che nessun essere umano è perfetto e spesso si possono anche commettere errori, come nel caso di Maradona. Io ho guardato – ma lo faccio con chiunque – esclusivamente a ciò che lui ha prodotto sul campo e sono state cose fantastiche, spettacolari, che resteranno della storia. Anzi, io da tifoso fiorentino l’ho guardato con ancor più ammirazione. E’ e resterà per sempre il più grande genio del mondo del calcio assieme a pochissimi altri, come Cruijff o Pelè”.

Il campione della Viola che ti resterà nel cuore – “Antognoni, Batistuta e Daniel Bertoni, un grande attaccante che mi sembra abbia giocato anche nel Napoli. Ma per me è bello che i campioni passino da una squadra all’altra, io stesso ho cambiato varie case editrici e non mi precludo nulla per il futuro. Insomma, al di là di questi aspetti professionali legati comunque alle progressioni di carriera, l’importante è non rinnegare mai il proprio spirito, il proprio modo di essere. Girare le spalle al passato e rinnegarlo, invece, non è corretto. Se sei stato un certo tipo di persona, con determinate idee, manifestandole anche all’occorrenza, uno con un certo tipo di etica e poi ad un certo punto passi dall’altra parte, sputando sul tuo passato, ecco, questo non mi piace (ogni riferimento che viene in mente al lettore in questo specifico punto non è assolutamente casuale n.d.r.). A certi livelli occorre coerenza, con sé stessi e con gli altri. Anche perché i personaggi pubblici hanno una responsabilità nei confronti di chi li ammira e li segue, un atteggiamento non corretto ha conseguenze notevoli sui tifosi che possono generare violenza, scontri e odio tra tifoserie.  Ma oggi non tutti lo capiscono. Ritornando al discorso dei campioni, dico anche De Sisti, Chiarugi e – nonostante la Juventus – Roberto Baggio, un vero campione che ho avuto anche l’onore di intervistare. Dotato di grande bontà e umiltà, nonostante sia genio e grandezza. Umanamente è ineccepibile”.

Un’ultima domanda, i tuoi ricordi legati al primo scudetto del Napoli – “All’epoca abitavo a Mugnano – paese d’origine dei miei genitori – e chiaramente ho preso parte ai festeggiamenti assieme a parenti e amici. Mi sono appassionato ed emozionato anche io, ho gridato, mi sono sentito partecipe della vittoria di un popolo, quello napoletano, che è unico al mondo. Un popolo che io, qualunque cosa dirò e scriverò, non tradirò mai e posso dirtelo con la mano sul cuore”.

Giornalista

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