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Quattro chiacchiere con...

Intervista a Hugo Maradona

El Turco – questo il suo soprannome – fratello minore del Pibe de Oro vive a Napoli, ha sposato una partenopea e fa l’allenatore

Quel cognome così importante deve aver segnato non poco la carriera sportiva di Hugo e Lalo, i fratelli minori di Diego Armando Maradona. Hugo Hernan, in particolare, sceso in campo con la Nazionale argentina Under 16, in una partita metterà a segno una splendida doppietta, tanto che il fratello Diego, da spettatore, affermerà: «Diventerà più forte di me».

Cresciuto anche lui a pane e pallone, il più piccolo dei fratelli Maradona è stato un calciatore professionista che ha giocato un po’ ovunque: Giappone, Austria, Spagna, Argentina e Italia: chi non lo ricorda, all’epoca di Re Diego, acquistato dal Napoli e girato in prestito direttamente all’Ascoli?

Hugo, Lalo e Diego Maradona in una immagine di repertorio

Più piccolo di nove anni rispetto al Pibe de Oro, Hugo è un uomo diverso dal fratello. Timido, schivo e innamorato del Fùtbol , su una cosa non ha mai avuto dubbi:  sposare una donna partenopea, vivere vicino al mare nella splendida cornice dei Campi Flegrei e proseguire qui con la sua carriera di allenatore.

Buongiorno Hugo come mai hai scelto di ritornare a Napoli? – Perché all’epoca mi offrirono il lavoro di allenatore per alcune scuole calcio e accettai. Poi ho conosciuto mia moglie e ho deciso di restare per sempre. Ho allenato molte squadre, come la Real Parete l’anno scorso (in terza categoria n.d.r) ma sono stato pure in diverse scuole calcio, per due anni ho seguito la Mariano Keller e, anche se attualmente per il lock down sono fermo, prima che arrivasse la pandemia allenavo alla Scuola Calcio Micri di Volla”.

Secondo te perché il Napoli non affronta il discorso di un vivaio tinto d’azzurro?  “Soprattutto perché nel progetto Napoli non c’è interesse per le giovanili visto che non esiste neanche una struttura vera e propria dedicata ai giovani talenti. Il dato certo è che il Napoli è una società che si occupa quasi unicamente della prima squadra. Ed è un vero peccato”.

Hugo con le maglie dell’Ascoli, del Rayo Vallecano e del Rapid Vienna

Tu hai giocato nell’Ascoli ma per 15 anni hai giocato a livello professionistico un po’ ovunque. Quanto ti è pesato essere il fratello di Diego Maradona? – “Ha pesato all’epoca certamente, ma oggi col senno di poi ti posso dire non molto. Anche perché se uno comincia a pensare a ciò che è stato lui come calciatore, insomma qualsiasi atleta sembrerebbe non dare il 100 per 100”.

Come mai hai scelto di fare l’allenatore? – “Ho scelto di iniziare ad allenare perché volevo continuare a stare vicino a ciò che ho fatto e respirato per tutta la mia vita. E poi, mi piace tanto lavorare con i ragazzi. La passione, l’esperienza che ho appreso negli anni voglio trasmetterle a tutti, dai bambini ai più grandi. Infatti alleno tutte le fasce di età ed è un lavoro che mi dà molta soddisfazione”. 

Scontro tra fratelli – Napoli Ascoli, stagione 1987-88

Il rapporto con tuo fratello Diego – “E’ un rapporto normale, come quello di due fratelli, ci vogliamo molto bene. Ci sentiamo con costanza, ogni settimana e appena possibile, per entrambi, ci vediamo anche”. Diego Maradona Junior lo incontri? – “Non molto, perché pur stando nella stessa città ognuno ha il suo lavoro e gli impegni familiari, ma anche con lui ho un bel rapporto e ci sentiamo spesso”.

A proposito, da quanto tempo non torni in Argentina, ti manca il tuo paese? – “Non lo scorso Natale ma quello precedente ci sono stato, in Argentina. In linea di massima cerco di andarci ogni due anni. Certo che mi manca il mio paese ma soprattutto mi manca la mia famiglia. Il fattore familiare è quello che più incide; i fratelli, le sorelle, i nipoti…mancano tanto. Per il resto mi trovo bene in Italia. Anzi, mi trovo bene a Napoli, in particolare”.

Diego e Hugo recentemente

Come è stato crescere nella grande famiglia Maradona?“Beh, siamo una famiglia numerosa, siamo sempre stati molto molto uniti e in contatto fra noi. Io a 16 anni sono andato via di casa e ho fatto tutta la mia carriera di calciatore fuori, ma appena ho potuto sono sempre ritornato. Anche oggi, appena possibile stiamo sempre tutti insieme”.

Il mondo del calcio, cosa e com’è cambiato dall’epoca tua (e di Diego) ad oggi? – “Il calcio all’epoca nostra viveva di sentimenti differenti rispetto ad ora perché si rispettava molto di più la maglia. Oggi è tutto diverso, non si gioca per la maglia ma per i soldi e il prestigio. Ora sei a Napoli e domani puoi andare anche alla Juventus, per molti non fa differenza. Ma prima non era cosi. Però sai che ti dico, se tu stai bene e vivi bene in un posto non puoi pensare dopo di giocare contro la squadra di quel luogo perché è come andare contro una città intera. Prendi il Napoli, se tu vai in un’altra squadra, poi, quando l’incontri non vai solo contro gli azzurri ma contro un intero popolo, visto come si vive qui la passione per la squadra. Insomma, se tu stai bene e ti leghi a quel posto e a quelle persone, non dovrebbero essere i soldi a farti cambiare così facilmente idea” .

I fratelli Maradona

Sei tifoso del Napoli? – Qua in Italia si e vado anche allo stadio San Paolo. Anzi, mi auguro che comincino di nuovo a giocare presto”. Il tuo giocatore preferito del Napoli di oggi? – “Sicuramente Dries Mertens, che spero proprio non vada via. Lui ha capito com’è fatta la gente di Napoli, sta bene qui e secondo me ci sono buone speranze“. Lo hai mai incontrato? – “Si certo, l’ho salutato più volte quando sono andato a vedere gli allenamenti del Napoli a Castelvolturno“.

Ultima domanda: il giocatore più grande di tutti i tempi,  non considerando tuo fratello Diego, ovviamente. – “Ma perché ci sta qualcun altro oltre mio fratello?” – (e qui se la ride, Hugo n.d.r.) – “Lui è di un altro pianeta, però sicuramente posso darti qualche nome: Michel Platini, Rivellino, alcuni calciatori brasiliani degli anni passati, Karl Heinz Rummenigge (quando ci ho giocato contro era fortissimo), insomma ce ne sono stati diversi bravi, ma mai nessuno come lui”.

 

PS. L’intervista risale ad alcuni giorni fa. Il riferimento a Dries Mertens e i discorsi sull’attaccamento alla maglia suonano oggi come forieri di lieta novella, vista la riconferma dello scugnizzo belga che  – seguendo il proprio cuore – avrebbe scelto di continuare ad essere felice all’ombra del Vesuvio, proprio come alcuni anni fa ha scelto di fare El Turco “napoletano” Hugo Maradona.

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