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Gli episodi vergognosi di razzismo – che non colpiscono solo i giocatori del Napoli e macchiano di vergogna la Serie A – continueranno se non si pone un freno

Colpirne uno per colpire tutti potrebbe non essere abbastanza: la FIGC dovrebbe prendere provvedimenti ben più incisivi rispetto all’allontanamento del singolo o alla multa per la società.

Keep Racism Out“, La Lega Serie A aveva promosso, dal 21 al 27 marzo scorso, la campagna contro il razzismo organizzata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). Che cos’era? Una sfilata di perbenismo?

Sei mesi dopo – Mentre Koulibaly, Osimhen e Anguissa uscivano dal campo – dagli spalti del Franchi sono partiti ululati razzisti, con Koulibaly che si è sentito apostrofare addirittura “scimmia”. In Italia gli era già capitato in altre due occasioni di essere il bersaglio dei razzisti: a Roma contro la Lazio e a San Siro contro l’Inter.  Ma si registra, ormai, una recrudescenza inaudita del razzismo negli stadi (appena riaperti)  e pure il portiere del Milan Maignan era stato insultato nel prepartita di Torino contro la Juve. In quel caso, però, il colpevole era stato subito identificato dalla società bianconera e colpito da DASPO.

Koulibaly spera che ci sia la stessa solerzia anche a Firenze, visto che ormai nulla sfugge grazie alle telecamere. Al Maradona, ad esempio, mancano da tempo gli ultras: in seguito a Napoli-Venezia c’è stata una raffica di multe che ha colpito chi non ha rispettato il proprio posto, chi ha sventolato una bandiera, chi si è fermato qualche minuto in più presso le vie di fuga della struttura. Questo problema, però, non nasce oggi ma dall’estate del 2019 quando, in occasione delle Universiadi, lo stadio venne ristrutturato inserendo delle telecamere all’avanguardia  – con tanto di riconoscimento facciale  – che nello stadio partenopeo funzionano eccome. Così a Napoli se cambi posto o sventoli una bandiera ti prendi una multa, altrove regna ancora l’anarchia. E allora, perché queste telecamere non iniziare ad utilizzarle (o montarle) in tutti gli stadi per ripulire, almeno in parte, da questo ludibrio razzista e meschino? Vero è che colpire uno per colpirne tutti potrebbe ancora non bastare: la squalifica del campo potrebbe rappresentare, invece, un valido deterrente.

Giornalista

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