Seguici su
1606814839090918

Coppa Italia

Giochiamo semplice senza aspettare Osimhen

Dall’8 novembre il Napoli gioca in attesa di Osimhen ed ha perduto tante occasioni

Il silenzio del Presidente De Laurentiis, le parole di Gattuso e un fenomeno infortunato e in quarantena. Così il Napoli dovrebbe virare, cambiare rotta e pensare di proseguire con chi è presente senza continuare ad aspettare un giocatore che al suo rientro dovrà iniziare come fosse il primo giorno.

Victor Osimhen risulta ancora positivo al Covid, nè  la sua spalla consente, al momento, d’essere ottimisti. I vari comunicati che si susseguono spostano sempre più in là la data del rientro che in una squadra che ancora non ha trovato una sua sistemazione tattica, sarà decisamente più difficile di quanto si pensasse a fine novembre.

Per il Napoli, questo è il momento più difficile da quando Gattuso ha preso le redini del Napoli: lo scorso anno  ci voleva un motivatore che portasse a conclusione un campionato con meno danni possibili e Gattuso è andato oltre le più rosee aspettative. Né è iniziato male l’anno con un piglio autoritario in un campionato che ancora non aveva padroni. Un ventunenne Osimhen cercava la sua gloria non senza difficoltà, ma la squadra era decisa ad assecondare il tecnico nella nuova versione New Naples. Già era accaduto anni fa con Arek Milik che aveva preso il testimone dell’”infame”, ma una genialata “apparò” il guaio promuovendo Mertens centrale. O meglio risolvendo l’equivoco di un Mertens vice Insigne che li teneva sempre con muso lungo.

Oggi non si può estrarre il coniglio dal cilindro: Petagna non è Higuain, né Milik, né Mertens, ma neanche Lozano può essere falso nueve, perché di nueve non ha le doti. Petagna è Petagna, con i suoi limiti, il suo peso che può essere positivo, né c’è da sperare che Llorente prenda il suo posto, almeno il Llorente intravisto contro lo Spezia e l’Udinese. E allora, invece che il motivatore, occorrerebbe un semplificatore che riportasse un centrocampo più robusto a tutela di una difesa che si becca gol per errori che diventano individuali, ma che nascono dal muro che non c’è.

Giochiamo semplice con un ruolo per ciascuno:  Ancelotti ha dovuto alzare bandiera bianca perché aveva tentato il modulo caro ora a Gattuso, aveva fatto marcia indietro col 4-3-3 per poi arrivare ad un 4-4-2: in tal modo si interpretano partite da incorniciare ad altre da tremare.

Giornalista.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Advertisement

Da leggere

Altri in Coppa Italia

rfwbs-slide