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Gianluca Rocchi: “Presto sarà possibile  far ascoltare a tifosi ed addetti ai lavori i dialoghi tra arbitro e VAR durante i match”

Tre giorni fa è stata inventata la figura del mediatore tra club e arbitri; oggi si ascolterà il dialogo arbitro-Var: di tutto per evitare che gli arbitri parlino

Per tagliare le gambe alle IENE, nel prossimo futuro sarà possibile ascoltare i dialoghi tra arbitro e Var durante il match. Ne ha parlato Valter de Maggio a Radio Kiss Kiss come di un momento importante e tuttavia resta da pensare che ancora una volta si è cercato un compromesso alla possibilità di intervistare gli arbitri. L’aveva promesso il presidente Trentalange all’indomani della sua elezione circa un anno fa, ma oggi “non è ancora il momento”. Perché? Perché nessuno fa chiarezza sul regolamento interno-segreto dell’AIA? E’ vero che esiste una differenza di valutazione tra l’arbitro che corre verso il VAR e l’arbitro che si fida soltanto del suo giudizio? Saranno menzogne come voci sussurrate che si levano portate dal vento: ma perché non chiarire? Tre giorni fa un’altra figura di compromesso, quella del mediatore tra club e arbitri: a che cosa serve?

Comunque il designatore Gianluca Rocchi, sulle frequenze di Radio Rai ha dichiarato che “presto” sarà possibile  far ascoltare a tifosi ed addetti ai lavori i dialoghi tra arbitro e VAR durante i match. L’annuncio di Rocchi della clamorosa novità ma anche molta disponibilità:”Il giorno in cui avverrà è molto vicino. Non c’è nessun segreto e molto spesso lo riascoltiamo anche noi per valutare e studiare cosa succede. Presto ascolteremo tutto tutti, per togliere anche i dubbi sull’onestà intellettuale degli arbitri”.

Rocchi ha parlato innanzitutto del bilancio nelle prime 12 giornate: “È un anno nuovo, non solo perché ci sono io al posto di Rizzoli ma perché quando si cambia un allenatore cambiano sempre alcune cose. Abbiamo inserito anche due tattici, due professionisti che ci aiutano a leggere le partite. Siamo all’anno zero perché stiamo cercando di creare una nuova classe arbitrale. Siamo usciti in diversi e servono nuovi talenti. Ci sono ragazzi validi ma serve esperienza. Per questo ci sono anche degli errori. Stiamo lavorando anche sul profilo atletico, l’arbitro moderno deve essere un vero e proprio atleta. Stiamo lavorando anche sulla corsa e sul modo di stare in campo. L’arbitro deve essere al punto giusto nel momento giusto”.

Sul VAR :  “L’arbitro deve tornare al centro del progetto, nonostante ci sia la tecnologia. Il VAR è uno strumento favoloso ma solo se l’arbitro arbitra in maniera convincente e coerente. Deve esserci equilibrio, altrimenti il VAR diventa un nemico”.

Con l’inserimento di Giannoccaro come tramite tra arbitri e club si chiude alla possibilità che un direttore di gara possa parlare dopo le partite?  “Sono due aspetti diversi. Giannoccaro servirà per le comunicazioni interne. Sul fatto che un arbitro parli a fine gara non penso che l’AIA chiuda la porta. Per stare in televisione bisogna però essere ben preparati”.

Gli arbitri devono essere due, uno in campo  e uno di fronte al monitor. È d’accordo?
“Condivido, il VAR non lo possono fare tutti, il gruppo che abbiamo scelto è ristretto. Come arbitri abbiamo anche alcuni giovani, mentre stare davanti al monitor è complicato e sei schiavo delle immagini. È completamente un altro lavoro. Si va verso l’avere due ruoli ben separati per il futuro”.

C’è chi sostiene che in sala VAR debba entrare anche un ex giocatore. Cosa ne pensa? “Credo che si debba avere condivisione con allenatori e calciatori, è chiaro che la lettura da arbitro è una lettura diversa, un giocatore si sofferma su alcune cose, l’arbitro è strutturato ed educato per prendere decisioni”.

Maresca in Roma-Milan non ha convinto. Quanto starà fermo? “Lo rivedrete presto, non può essere ucciso per una partita. Non mi piacque la sua gestione della partita, l’errore ci può stare. La serata storta può capitare, le ho avute anche io, adesso magari farà un passaggio in Serie B per poi tornare subito in Serie A”.

Cosa pensa delle tante proteste? “Quando  qualcosa non sta andando come dovrebbe  ci può essere anche tensione. Chiediamo e abbiamo chiesto agli allenatori un comportamento consono”.

Nel rugby è noto quello che si dicono tra arbitro e VAR. Perché nel calcio non succede? “Il giorno in cui avverrà è molto vicino. Non c’è nessun segreto e molto spesso lo riascoltiamo anche noi per valutare e studiare cosa succede. Presto ascolteremo tutto tutti, per togliere anche i dubbi sull’onestà intellettuale degli arbitri”.

C’è un rapporto cordiale degli arbitri con i giocatori, eppure tante proteste: “La nostra cultura purtroppo è pessima, il capannello intorno all’arbitro vorrei non vederlo e all’estero succede raramente. Ho chiesto agli arbitri di essere educati e seri ma al tempo stesso anche di essere molto severi. Questo è quello che si aspettano anche i giocatori e lo chiedono”.

Si può pensare alla chiamata del VAR da parte di un allenatore?  “Non ho mai detto di no. Bisognerebbe chiederlo all’allenatore che spesso non ritiene di dover pensare anche a questo. Poi chiaramente andrebbe regolamentato bene, non è facile. Sono solo quattro anni che c’è il VAR e siamo in continua evoluzione”.

Vengono assegnati tanti rigori: “La tecnologia chiaramente ci fa trovare dei calci di rigore che andavano persi. Penso che sia normale”.

Il tempo effettivo è un’ipotesi?  “Ne stanno ragionando anche le componenti internazionali, in quel caso ci sarebbe più correttezza”.

Il ruolo di Giannoccaro? “Sarà il tramite con i club e porterà la nostra risposta ufficiale a loro. Comunicheremo con un ponte totalmente aperto con i club”.

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