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Gavillucci si chiede perchè Manganiello non abbia fermato la partita per i cori razzisti

Dopo due anni dall’episodio ricordato da Gavillucci, La Penna non sentì i cori dello stadio Marassi

Era il maggio del 2018 come si legge su Fox Sport: “ Correva il 75′ di Sampdoria-Napoli, la squadra di Sarri era passata in vantaggio da 3′ grazie a una magia di Milik quando l’arbitro Gavillucci ha sospeso la partita per cori discriminatori contro i napoletani che si erano sentiti a più riprese durante la partita.
Sul prato verde del Ferraris, sotto una pioggia battente, è sceso anche il patron della Samp Massimo Ferrero che ha provato a calmare i suoi tifosi ricevendo in cambio insulti e gestacci. Dopo circa 180 secondi la gara è ripresa e poi Albiol ha firmato di testa il gol del 2-0 finale.”

Qualcuno ricorderà questo episodio che è rimasto nella storia del calcio come una rarità.  Invece, con un campionato appena iniziato e con gli spalti che tornano a riempirsi, i soliti cori incivili e i soliti arbitri sordi.

A Radio Punto Nuovo nel corso di Punto Nuovo Sport Show è intervenuto Claudio Gavillucci, l’autore di “L’uomo nero, le verità di un arbitro scomodo”. Nell’intervista, Gavillucci ha detto: “L’Unico Arbitro che ha fermato una partita per cori discriminatori come Samp-Napoli? Dopo la mia interruzione di quella gara, se non sbaglio anche Rocchi interruppe la partita Roma-Napoli. Purtroppo, ci sono state anche altre occasioni e non capisco perché lunedì sera Manganiello non abbia interrotto momentaneamente la partita.

Non avevo visto la gara e la prima cosa che sono andato a controllare quando me l’hanno detto, se i cori erano udibili, chiaramente. Possiamo dire che Manganiello non abbia rispettato il regolamento? Il regolamento parla chiaro, l’arbitro deve far fare l’annuncio e può interrompere momentaneamente la gara, poi un eventuale interruzione definitiva spettava alle forze dell’ordine.

Battaglia per un’AIA migliore? Il risultato personale è stato scarso, ho perso su tutti i fronti e non sono più associato AIA, in quanto avendo fatto ricorso contro la mia dismissione secondo l’Associazione non incarnavo più i valori dello sport e non meritavo più la tessera federale, invece in generale la mia battaglia ha portato un netto cambio di rotta di cui ne stanno giovando tutti gli Arbitri oltre che la stessa Associazione.

Il razzismo e la discriminazione razziale c’entra poco con la situazione dell’AIA, gli arbitri non sono razzisti, ma mi piacerebbe che una mancata interruzione di una partita per cori razziali da parte dell’arbitro fosse ritenuta più grave dell’ errore per un mancato rigore.

Ho fatto ricorso perché i numeri mi davano ragione, se un arbitro viene considerato scarso non può essere designato per 18 partite in un campionato quindi quello che volevo sapere dal tribunale era solamente se la mia dismissione c’entrasse realmente con le valutazione tecniche come sosteneva l’Aia, valutazione che io non ho mai conosciuto durante la stagione”

Oggi il Napoli gioca al Ferraris e sarebbe auspicabile che nessun idiota ricorresse a insulti già sentiti come accadde nuovamente nel febbraio 2020 quando, La Penna ( con Mazzoleni al VAR) diversamente da quanto aveva fatto Gavillucci non sentì i cori offensivi che Gerardo Mastandrea sanzionò con un’ammenda di 10mila euro. Un insulto all’intelligenza e alla giustizia. Un insulto agli italiani. Un insulto ai genovesi. Un insulto alla cultura. Si abbia almeno il coraggio di depennare dalle linee guida volute dal Consiglio Federale della FIGC la dicitura “cori offensivi di matrice territoriale”.

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