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Gattuso alla ricerca di un compromesso “all’italiana” tra sarrismo e ancelottismo

Bel gioco e concretezza: due filosofie di calcio diverse, che Gattuso sta provando a sintetizzare (anche con qualche difficoltà) nel 4-2-3-1

I dati della Lega dicono che il Napoli è primo per tiri in porta e primo per minor tiri subiti con una media europea di 18,4 conclusioni a partita. E la cosa fa girar la “testa” a Rino Gattuso che anche sul 4-1 riusciva ad arrabbiarsi se notava un calo di veleno o l’ennesimo tiro al vento. Gattuso non ne fa una questione di gol, né di “un bel vedere”, ma di una filosofia dell’utile diversa da quella di Sarri e più vicina a quella di Mazzarri. Però va pure ricordato che ogni squadra ha un suo dna e negli anni tracce di un certo modo di giocare sono sempre riscontrabili.

A memoria d’uomo, l’Inter che pure ha una bacheca ricchissima, ha sempre giocato per vincere, magari con un golletto rimediato, ma mai riuscendo a coinvolgere il pubblico nell’eterna bellezza. Diversamente il Milan ha lasciato impronte di gran calcio anche spettacolare, mentre la Juventus  ha esibito sempre un calcio di potere, anche quando si è trovata in difficoltà come durante l’esperienza di Ciro Ferrara in panchina. Così il dna del Napoli si rinnova mai tradendo però la voglia del bel gioco che non sempre riesce come all’Olimpico.

Gattuso quindi cerca il compromesso all’italiana: palleggio soltanto quando serve, e soprattutto veloce, mai fine a se stesso; verticalizzazione possibilmente originata dal portiere; attaccanti indietro tutta subendo il contropiede. Ecco che il 4-2-3-1 è diventato un modo per mettersi alle spalle il sarrismo che di tanto in tanto si fa vedere e che può diventare un 4-4-2.  Resta il problema che ad ogni variazione o accorgimento tattico che Gattuso studia, la memoria può far cilecca per qualche attimo che diventa letale com’è stato il pareggio subito a Cagliari.

E Gattuso chiede costanza oltre ad essere più velenosi sotto rete: e questo è il momento giusto perché il Napoli si troverà ad affrontare quattro partite di medio-basso livello (Spezia, Udinese, Empoli in Coppa Italia e Fiorentina) che potrebbero far crescere non solo autostima, quanto intesa nei meccanismi ancor più avendo ritrovato Zielinski nel ruolo che più gli aggrada ed anche Fabian, più avanzato che può indirizzare il suo piede raffinato a rifornire ricami per l’attacco.

Giornalista.

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