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Fino al 30 settembre stadi chiusi ma la battaglia si sposta ora sui tamponi troppo frequenti

Tra polemiche e proposte la decisione di lasciare chiusi gli stadi dipende dalla curva della pandemia: intanto c’è la proposta di ridurre il numero di tamponi

Il testo del nuovo Dpcm sull’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 contiene l’espressa previsione della chiusura degli stadi al pubblico almeno fino al 30 settembre: le nuove misure entreranno in vigore a partire da lunedì 7 settembre e non faranno altro che estendere la validità di quelle già esistenti.

Così in Brasile, con gli stadi vuoti, le voci dei tifosi  sono prodotte da un mixer, in Italia, Sky ha già provato, ma il tifoso virtuale proprio non suffraga. Ma almeno fino a Natale gli stadi resteranno chiusi accendendo l’ennesima  polemica con il premier Giuseppe Conte che vuole tenerli chiusi perché “l’assembramento è inevitabile”, e Matteo Salvini che elenca i motivi per cui secondo il leader della Lega mantenere il divieto è ingiusto. Intanto l’Italia sta raggiungendo l’Olanda per la seconda gara di Nations League e sa che giocherà le altre 4 partite in casa a porte chiuse. Ma tutti lamentano la malinconia di uno stadio vuoto: anche Van de Beek e Lodeweges, sostituto ad interim di Ronald Koeman neoallenatore del Barcellona, si sono lamentati dell’Amsterdam ArenA deserta per Olanda-Polonia. C’è comunque da tenere sotto controllo l’evoluzione della pandemia dopo l’apertura delle scuole, perché tutte le richieste, come quella della Juventus per aprire al 20 per cento della capienza, al momento non possono essere prese in considerazione.

Piuttosto è iniziata la battaglia dei tamponi con l’obiettivo di dimezzare il numero di test molecolari cui sottoporre giocatori e staff. Il protocollo con uno ogni 4 giorni era infatti tarato su un calendario in cui si giocava ogni 3 giorni. Oggi la Serie A ha tempi più comodi e  per questo la Figc chiede di dilatare i tempi tra un tampone e l’altro fino a 8 giorni, con un test sierologico a metà strada. Al momento il Cts fa muro, continuando a imporre il vecchio protocollo, nonostante sia stato lo stesso Cts a definire “un accanimento” il tampone ogni 7 giorni. E Gabriele Gravina già a fine luglio, a proposito del protocollo sanitario applicato, dichiarò a Gr Parlamento:   “È inapplicabile d’ora in avanti. Questo protocollo ha dovuto tener conto dell’evoluzione dell’epidemia nel nostro paese  e bisogna continuare a tenerne conto, ma bisogna anche essere realisti: lo abbiamo applicato in una situazione di emergenza per un brevissimo periodo di tempo, ma immaginare di continuare ad applicarlo fino alla fine della prossima stagione sportiva, con tamponi ogni 4 giorni, è impossibile. Sarebbe una violenza fisica verso i giocatori. Bisogna trovare delle altre soluzioni”.

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