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Dieci anni senza vittorie: i club italiani devono imparare a progettare

Per ricominciare a vincere in Europa occorre un calcio libero da condizionamenti di puro spettacolo

Si è finalmente conclusa con la vittoria in Champions del Bayern Monaco, una stagione calcistica difficile e tormentata che ha segnato  anche la fine di un decennio avaro per le squadre di club italiane e per la stessa Italia. Come ha sottolineato calciomercato.com, l’ultimo decennio è stato l’unico senza che una squadra italiana abbia vinto una coppa europea. Ed è stato anche il decennio nel quale la Nazionale non ha centrato la qualificazione ai Mondiali, per la seconda volta nella sua storia (la prima, nel 1958) e la Serie A è stata superata per valori tecnici ed economici dalla Premier, dalla Liga e dalla Bundesliga con la Ligue 1 che ora insidia il valore del massimo campionato italiano.

Un decennio avaro dopo aver conosciuto l’ebbrezza di vincere i Mondiali e la Champions in anni in cui era riconosciuto il valore calcistico italiano evidente nella richiesta dei giocatori a venire in club dal blasone acquisito. Si è inceppato il motore ed ora l’Italia e quindi i club dovrebbero chiedersi che cosa fare per iniziare un decennio 20/30 diverso da quello amaro che si è concluso ieri sera. L’articolo di Gianluca Minchiotti, si conclude con un “Proviamo a ripartire dunque, magari pensando all’esempio positivo del modo di fare calcio dell’Atalanta”. Una bella squadra davvero che ha dato molto allo spettacolo e alle speranze di alzare un coppa. Tuttavia, nel riconsiderare le ragioni di questo decennio privo di vittorie europee, si dovrebbe pensare che l’unica squadra sempre presente nelle coppe, è stato il Napoli di Aurelio De Laurentiis. L’unica squadra, il Napoli che ha fatto un percorso a tappe positivo e costante e che si è fatta rispettare da tutti i club più importanti della Liga, della Liga1 e della Premier. Una squadra che avrebbe vinto due scudetti se alcune prestazioni arbitrali non avessero intralciato il suo cammino limpido. L’unica squadra che in questa serie A figura di non aver debiti. Magari non può pagare Ronaldo: ma pur con ingaggi da 5 milioni, può pagare campioni senza indebitarsi.

Che i club italiani siano alla ricerca di miti del calcio come Ronaldo, Ibra, Ribery o Messi significa rischiare tanti decenni amari come quello trascorso: proprio il Napoli, in proporzione, ha vissuto nel passato, l’arrivo di qualche indiscusso campione “calante” per vincere qualche sfizio. Per fare spettacolo. L’Atalanta, pur non rischiando di vincere lo scudetto, ha fatto un campionato eccellente senza mostri sacri. Ma il Napoli, nel recentissimo passato,e per anni  ha fatto campionati eccellenti con giocatori divenuti “mostri” in casa: Hamsik, Cavani, Lavezzi, Higuain, Callejon, Mertens, Koulibaly.

Giornalista.

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