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Decidono gli arbitri chi andrà in Champions?

Alfredo Trentalange prometteva trasparenza e dialogo ma dopo l’intervista a Orsato, tutti muti come nel passato

Quando a febbraio fu ufficializzata la candidatura di Alfredo Trentalange, il pensiero andò veloce a Marcello Nicchi, il despota che lasciava il potere dopo 12 anni. Nel 2009 aveva creato una fortezza inespugnabile pur avendo dovuto  ‘subire’ il VAR che tanto ha combattuto (“Perché la moviola in campo è la morte del calcio”). Così, l’avvento del nuovo fu salutato con ottimismo soprattutto perché Alfredo Trentalange si presentò come “la discontinuità” rispetto all’era Nicchi, e prometteva un’Aia fatta di “progettualità e innovazione” ma soprattutto fondata “su condivisione e trasparenza.  Trentalange si accomodava al posto di Nicchi chiarendo il programma di innovazione che aveva  in mente, tra cui la volontà di sfatare il tabù del silenzio:Gli arbitri devono parlare di più. Dobbiamo farlo. Sarà una cosa naturale, anche con i mass media, e sarà un rapporto reciproco, nel rispetto dei ruoli, con le metodologie appropriate. Ma dobbiamo assolutamente adeguarci a una comunicazione più efficace e più aperta”.

Tuttavia a questa ventata fresca che avrebbe portato Alfredo Trentalange, 57enne, torinese, ex arbitro internazionale ed ex responsabile del settore tecnico arbitrale, si contrappose un post di Maurizio Pistocchi che nel gennaio 2019 anticipava l’avvento di Trentalange al posto di Nicchi alla presidenza dell’Aia, l’Associazione Italiana Arbitri: “Trentalange, torinese, famoso perché insieme a Roberto Rossetti si allena al centro sportivo Sisport, proprietà Fiat, insieme con la Juventus”.

Due più due non sempre fa 4, ma a distanza di pochi mesi, in genere quelli in cui si vuol dare la scossa, ancora nulla si è mosso. L’arbitro Orsato avrebbe dovuto iniziare il programma di trasparenza in un’intervista a 90° minuto di RAI Sport, e sul famoso fallo di Pjanic, disse: “Fu un errore. La vicinanza dell’azione mi ha portato a valutare male l’episodio.” E da allora Trentalange ha ritenuto non fossero maturi i tempi per far parlare gli arbitri. Così, ha deciso che l’era Nicchi continuasse con altro interprete, se stesso,  che ha propri poteri e fa niente che l’acqua bolla e il coperchio potrebe saltare. Già la vicenda dell’arbitro Gavillucci, che ha presentato alla stampa un libro denuncia è stato messo sotto il tappeto. Ora si attendono i deferimenti per voti sospetti e sui campi di calcio gli arbitri ancora condizionano il campionato.

Perché la FIGC non vigila sul mondo arbitrale?

 

Giornalista.

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