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Conference League, Roma Zorya questa sera ore 21

Mourinho: ” Se vinciamo siamo dentro, se perdiamo siamo fuori. Un pareggio lascia aperto, col destino nelle nostre mani, vincendo il Bulgaria”

Questa sera alle 21 si giocherà la 5^ partita dei gironi di Conference League: la Roma riceverà all’Olimpico lo Zorya allenata da Skrypnyk con la necessità di vincere per concludere il girone in vetta. Anche in Conference League, le prime classificate dei gironi passeranno agli ottavi mentre le seconde andranno agli spareggi. Nel girone C il Bodo guida con 8 punti, segue la Roma a 7, lo Zorya a 6 e il CSKA a 1 punto. I pronostici dicono che il Bodo in casa potrebbe vincere sul CSKA e portarsi a 11 punti; la Roma stasera dovrà quindi puntare alla vittoria lasciando all’ultima partita che la vedrà opposta al CSKA in trasferta l’ultimo incastro utile di risultati. Josè Mourinho  in conferenza stampa non ha negato la situazione complicata ed ha dichiarato:

“Se vinciamo siamo dentro, se perdiamo siamo fuori. Un pareggio lascia aperto, col destino nelle nostre mani, vincendo il Bulgaria. È così, significa che è una finale per noi e per loro, è una partita importante, lo so che sarà molto dura per noi andare per tanti mesi con campionato e Conference League, ma è un problema che vogliamo avere, non da cui vogliamo fuggire. ”

Cosa si aspetta da Zaniolo?
“Niente di particolare, mi aspetto tutto dalla partita della squadra. È stato come squadra che abbiamo vinto a Genova, come squadra dobbiamo fare di tutto per vincere. Non mi aspetto niente di diverso da quello che mi aspetto dagli altri. Quello che ho detto a Genova è del modo in cui ha festeggiato, è come se avesse giocato 90 minuti”.

Rui Patricio è uno dei migliori portieri del campionato. Nelle partite di Coppa di solito c’è turnover, lei lo confermerà?
“Sì. Non è Rui che è tra i migliori, siamo noi che prendendo tre gol a Venezia, prendendo tre gol a Verona, siamo noi come squadra che riusciamo a stare lì con le migliori squadre per performance difensiva. Dipende dalla situazione, penso che Fuzato stia lavorando in modo fantastico. Se deve giocare una partita, sia di Serie A che di Conference League, per me non è un problema. Non sarebbe una notte insonne prima della partita. Gioca Rui domani”.

Abraham è uno degli attaccanti che ha tirato di più in porta, segnando solo cinque gol. È soddisfatto di lui? Su cosa state lavorando?
“Sono contento, sì. Ovviamente quando sei un attaccante di una squadra che crea tanto e sei una squadra che per filosofia è una squadra offensiva di solito hai la possibilità di segnare di più. Però lavora tanto per la squadra, aiuta tanto in questa creazione, in questa costruzione. Per me non è un problema, in questo momento sono contento di lui. Giocatore di squadra, principi offensivi, movimenti. Anche difensivamente ha un modo di analizzare l’avversario, chiudere spazi e pressare. Ha imparato ad avere un’altra dimensione come giocatore di squadra, che magari prima non aveva. Sono contento, penso che presto o tardi arriveranno più gol, avrà tutto, lavoro di squadra e situazione individuali per segnare di più. Ha avuto un piccolo calo dopo un inizio molto forte, che ha colpito tutti, anche i tifosi. Un piccolo calo che mi sembra assolutamente normale, anche dopo l’infortunio che ha rimediato in Inghilterra, con 2-3 partite con qualche limitazione. Domani gioca. Giocano anche Zaniolo e Rui Patricio, ve ne mancano 8”.

Il centrocampo ha avuto dinamiche diverse nelle ultime gare. Per lei l’esperimento della linea difensiva a tre è limitato all’emergenza, o si potrà ripetere?
“Non mi piace giocare a cinque, perché una cosa è il concetto di tre e una cosa è il concetto di cinque. Abbiamo perso tutti i terzini sinistri, in quel momento lì la possibilità di giocare a tre con El Shaarawy che non è un terzino e che non fa giocare la squadra con cinque, in cui le ali di base sono terzini, abbiamo trovato questa soluzione che è andata bene a livello di gioco e che a livello di risultato è andata male a Venezia e bene a Genova. La rosa non è stata costruita per giocare a tre, abbiamo solo quattro difensori centrali e quattro ali offensive, hai bisogno di giocatori diversi. Però la verità è che abbiamo giocato, i giocatori si sono adattati, la dinamica non è buona per tutti ma è molto buona per qualcuno, magari è una cosa che dobbiamo avere sempre in tasca come opzione. Quando recupereremo tutti i giocatori, l’obiettivo sarà sempre tornare al modello di gioco che volevamo sviluppare. Ci si arriva con anni di lavoro, quando conosci bene i giocatori e i giocatori conoscono la dinamica di un modello se ne può sviluppare un altro, ma con l’emergenza abbiamo sviluppato questo. Sono contento, lo vedo bene. I giocatori sono contenti, ovviamente per El Shaarawy è più facile giocare come ala del 4-3-3, per qualcun altro è più facile questo sistema. Cercheremo equilibrio. Dico il quarto giocatore che gioca: Veretout”.

Vina e Calafiori?
“Si è allenato con la squadra, abbiamo una riunione con i dipartimenti, come avevo deciso con Smalling di chiamarlo. È possibile”.

Ci ha detto che questa non è la stagione per avere obiettivi chiari ma per capire cose che non aveva chiare. Che cosa ha capito di più?
“Conosco meglio i miei giocatori. El Shaarawy sta giocando in quella posizione che per me era quasi impossibile pensare che fosse possibile. L’anno scorso aveva avuto alti e bassi e problemi fisici e di adattamento ad alta intensità. Dopo la Cina non ha avuto continuità. Ho sempre pensato fosse un’ala offensiva, ha avuto un’evoluzione per cui ora gioca 90 minuti e a due metri dalla linea di porta ha fatto un salvataggio sull’unica occasione del Genoa. È un El Shaarawy che non ho mai conosciuto. Imparo da loro, posizione, caratteristiche, dove si possono svilippare. A volte passano anni”.

Ci può parlare della partita?
“Lo Zorya non è sconosciuto. Abbiamo visto tutte le partite di campionato e di Conference League, non è non rispettando questi avversari che possiamo vincere le partite. Il rispetto c’è sempre, anche in questo caso”.

 

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