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Editoriale

Con Spalletti tutti sotto esame, nessuno sarà dimenticato in panchina

Amir Rrahmani, Mario Rui e Stanislav Lobotka possono sperare in un campionato molto diverso da quello guidato da Gattuso

Un piccolo passo indietro con l’infortunio di Demme per il programma di Spalletti che ha ampiamente dimostrato d’aver le idee chiare, quelle che son mancate ad un allenatore tutta grinta e veleno. Uno, due tocchi e via in verticale: il discorso lo iniziò Ancelotti ma questioni extra calcio lo interruppero non lasciando semi.  Sicchè il riferimento restava Maurizio Sarri, il vate. Possesso palla, tique taque la grande bellezza: nulla da rimpiangere, nulla da rinnegare, nulla da festeggiare, così che con Spalletti, si è già aperta un’altra pagina per un’altra storia del Napoli.

Amir Rrhamani in un’intervista rilasciata  a radio Kiss Kiss, a proposito di Spalletti ha detto: “Sappiamo già cosa vuole, come vuole che giochiamo. Dobbiamo crescere ovviamente perché con un allenatore nuovo arrivano cose diverse, si cercano altre cose, noi dobbiamo assimilarle e fare ciò che ci dice”.

E correttamente non ha fatto alcun riferimento alla sua passata stagione, quando Gattuso all’improvviso, si accorse che in panchina sedeva da sei mesi un terzino di nome Rramhani che entrò, sbagliò e fu bollato fino al nuovo impiego per mancanza di giocatori. Stessa sorte per Lokotka che nessuno capì perché erano stati spesi  20 milioni più 4 di bonus consegnati al Celta Vigo per essere il panchinaro della disperazione. Mario Rui è un altro giocatore che avrà brindato in silenzio per la partenza dell’urlatore che preferiva lo strabismo di Hysaj all’agonismo di Rui dopo vari battibecchi.

Dieci giorni appena non sono certo sufficienti per dire che Spalletti riuscirà a valorizzare tutti: proprio lui che si porta il carico di Francesco Totti con tanto di fiction propaganda. Ma quello è il rischio che corrono tutti i club che si aggrappano ad un campione che non vuole contare gli anni e soprattutto non vuole che gli altri li contino: Ronaldo, Ibra tra tutti. Giocatori che non vogliono attaccare le scarpe al chiodo pretendendo di dettar legge nella squadra. Nel Napoli non giocano Totti o Ronaldo e il clima che Spalletti ha trovato “gli garba tanto”.

E in quest’ottica ci sono molti giovani da tenere sotto osservazione perché anche il Napoli cominci a lanciare giovani in prima squadra piuttosto che “farli crescere” in realtà dove rischiano di solo di appiattirsi.  In una squadra di livello, ogni under 20 può imparare a stare in campo e a stare nello spogliatoio. Spalletti è pronto anche a rischiare ma non sembra il tecnico che lasci in panchina qualcuno per antipatia.

Giornalista.

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