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Champions League

CHAMPIONS LEAGUE, L’attesa, l’ansia, il panico, il caos fuori lo Stade de France

Alle 21,36 l’arbitro ha fischiato l’inizio mentre fuori dai cancelli restavano ancora migliaia di tifosi con e senza il biglietto che si accalcavano e venivano affrontati da 6800 agenti con gas lacrimogeni e anche urticanti.  

Alla fine le conseguenze non sono state drammatiche, si dirà: ma è un po’ poco per assolvere l’organizzazione disastrosa che ha portato l’inizio della finale Champions ad un ritardo di 36 minuti.  Alle 21,36 l’arbitro ha fischiato mentre fuori dai cancelli restavano ancora migliaia di tifosi con e senza il biglietto che si accalcavano e venivano affrontati da 6800 agenti con gas lacrimogeni e anche urticanti.

Scarsa prevenzione nell’organizzare l’ingresso ordinato verso lo Stade de France che può ospitare fino a 80mila spettatori, ma – come spiega l’inviato de La Stampa – i due gradi di filtraggio previsti a Saint Denis, invece di aiutare lo scorrimento creano un tappo e i problemi iniziano quando nella coda infinita c’è solo il pubblico che può legittimamente entrare; ma  i minuti passano e avanza solo l’agitazione.

Urla, spintoni, il flusso più o meno ordinato diventa massa e un certo tutto si blocca tutto e va in tilt pure il sistema elettronico di riconoscimento ingressi. Almeno in qualche settore. Dentro sono in 60 mila e già hanno applaudito le formazioni quando è chiaro che ne manca un pezzo, ci sono spazi inspiegabilmente vuoti nonostante il tutto esaurito. La situazione si fa preoccupante. Si improvvisa, mai un buon segno: saltano delle transenne, si cerca di agevolare chi ha diritto di stare lì, ma gli altri si approfittano della pessima organizzazione e si mescolano.  Molti spingono nel mezzo della calca e gli agenti spruzzano spray al peperoncino sulla faccia di chi sta premuto contro le inferriate.

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