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Calcio e Finanza – Il Napoli rivaluta il marchio per 75 milioni di euro

Il Napoli ha provveduto a rivalutare il marchio “Napoli”: una rivalutazione che ha avuto come effetto l’incremento del costo storico complessivo delle Immobilizzazioni immateriali per 69,572 milioni

Nonostante un rosso di  58,94 milioni di euro nel bilancio chiuso al 30 giugno 2021, il Napoli fa registrare un patrimonio netto nuovamente positivo e in aumento a oltre 140 milioni di euro (126,4 milioni al 30 giugno 2020) sfruttando una norma di quello che viene chiamato DL Agosto (D.L. 104/2020, convertito nella Legge n. 126 del 13/10/2020), che permette di rivalutare a bilancio le immobilizzazioni immateriali. Una possibilità sfruttata in Serie A anche da Inter e Udinese.

L’obiettivo di questo strumento è quello di incentivare la patrimonializzazione delle imprese e limitare le perdite derivanti dai danni economici causati dalla pandemia. Una norma che possono sfruttare solo i club che redigono i bilanci seguendo i principi contabili italiani (OIC) e non quelli internazionali (IFRS), quindi – per fare un esempio concreto – la Juventus è esclusa.

Il Napoli ha così provveduto, tramite il giudizio di un professionista esperto e indipendente, a rivalutare il marchio “Napoli”: una rivalutazione che ha avuto come effetto l’incremento del costo storico complessivo delle Immobilizzazioni immateriali per 69,572 milioni di euro, su un incremento complessivo pari a 124,385 milioni di euro (crescita spinta anche dall’aumento alla voce “diritti pluriennali prestazioni calciatori”).

ome si legge nelle pieghe del documento depositato dal club partenopeo e consultato da Calcio e Finanza, «ai sensi e per gli effetti dell’articolo 110 del D.L. 104/2020, convertito con modifiche nella L. 126/2020, gli amministratori si sono avvalsi di iscrivere nel presente bilancio la rivalutazione del marchio SSCN. La stima del valore del predetto marchio è stata effettuata secondo principi di prudenza, ragionevolezza e dimostrabilità, evitando rischi di sopravvalutazione e conseguente ingiustificato incremento di patrimonio netto».

«Lo scopo della rivalutazione – si legge ancora – è fornire una rappresentazione veritiera e corretta del patrimonio aziendale. A tal fine è stato conferito a un professionista esperto e indipendente, qualificato Docente Universitario, l’incarico di stimare il valore economico di detto marchio secondo i richiamati principi di ragionevolezza, prudenza e dimostrabilità».

«La rivalutazione – spiega il Napoli – è stata effettuata per un importo non superiore a quello indicato dalla perizia prodotta dall’esperto e depositata agli atti della società. Il valore netto contabile del Marchio al 30 giugno 2020 era pari a zero, dopo la suddetta rivalutazione il valore iscritto in bilancio al 30 giugno 2021 è pari ad euro 75.000.000. La società prevede di avvalersi della norma di cui sopra (c.d. Decreto Agosto) oltre che dal punto di vista civilistico, anche dal punto di vista fiscale. Gli amministratori si riservano di effettuare ulteriori valutazioni sulla opportunità di procedere anche alla rivalutazione fiscale del marchio. In ogni caso, per motivi di chiarezza informativa e trasparenza, nel presente bilancio si procede comunque all’accantonamento dell’imposta sostitutiva del 3% del maggior valore iscritto in bilancio con riferimento al bene oggetto di rivalutazione».

Come detto in precedenza, l’effetto di questa rivalutazione è visibile anche sul patrimonio netto – per 72.500.000 euro, al netto dell’imposta sostitutiva del 3% –, che passa a 140.259.283 euro al 30 giugno 2021, contro i 126.451.044 euro al 30 giugno 2020, nonostante le perdite superiori ai 58 milioni di euro nello scorso esercizio.

 

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