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Allan: “Ci furono malintesi che si sarebbero potuti chiarire, ma venne imposto il silenzio stampa”

C’è chi aggiunse che ce l’avevo con Carlo, la persona più speciale che abbia incontrato e che mesi dopo mi avrebbe voluto con lui all’Everton

Ai microfoni del Corriere dello Sport, Allan torna con la memoria alla sera dell’ammutinamento e ai rapporti con Ancelotti. “Vicenda triste, sulla quale sono state riportate inesattezze. Ma io non vorrei adesso starne qui a parlare. E comunque la verità non si è mai saputa”.

Ci dica la sua.  “Intanto, sgombro il campo da una falsità: che i calciatori fossero contro Ancelotti”.

Lei passò uno dei promotori.  “Ruolo che mi venne incollato addosso e ho dovuto condividere con un paio di miei compagni, con Lorenzo ad esempio. Mentre, invece, quella fu una scelta di gruppo e il Napoli sapeva che ritenevamo ingiusto andare in ritiro”.

Fu una serata assai turbolenta, con picchi di nervosismo nei quali venne coinvolto lei.  “Passai, con Insigne, come uno dei capi. Io che ero infortunato e che potevo non essere lì, che non giocai quella volta, scoprii di essere ritenuto un ideologo della sommossa. C’è chi aggiunse che ce l’avevo con Carlo, la persona più speciale che abbia incontrato e che mesi dopo mi avrebbe voluto con lui all’Everton. Ci furono malintesi che si sarebbero potuti chiarire, ma venne imposto il silenzio stampa e quindi fu impossibile parlarne”.
 
Cosa avreste detto, se aveste potuto? “Che noi eravamo tutti con Carlo. Punto”.
Ma quando arriva Gattuso a, sorpresa, squilla il suo telefono... “Ho avuto ottimi rapporti anche con lui, che da calciatore è stato un modello. Fu diretto, mi riteneva importante, e la società mi propose il rinnovo. Però volevo andar via, volevo sorridere, la mia immagine era uscita macchiata mentre io sono una persona seria”.

 

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