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Calciomercato

Al Nassr, il Club più titolato dell’Arabia Saudita offre un super ingaggio per il Papu Gomez

L’argentino deve riflettere sulla proposta del club arabo che gli offrirebbe un ingaggio di 7,5 milioni rispetto al 1,8 milione che oggi guadagna

Si fa fatica ad immaginare l’Atalanta che scenda in campo senza il Papu Gomez. Diventato la bandiera della Dea, l’argentino piace molto ai dirigenti del club più titolato e più sostenuto dell’Arabia Saudita. L’Al Nassr ha avanzato una proposta che per tantissimi campioni prima di lui è stata irrinunciabile: un biennale da 7,5 milioni più opzione. L’Atalanta, in caso di partenza del Papu, riceverebbe 15 milioni di indennizzo. A 33 anni è giusto che l’argentino rifletta considerando che attualmente guadagna 1.8 milioni di Euro netti all’anno e insieme ai colombiani Muriel e Zapata è sul podio dei calciatori più pagati dall’Atalanta. In realtà al primo posto ci sarebbe il difensore Mattia Caldara, con 2.2 milioni di Euro, ma essendo in prestito lo stipendio è pagato dal Milan. Una carriera di fatti, anzi di gol più che di immagine: dal Club Atletico San Lorenzo de Almagro, arriva al Catania dove resterà tre stagioni; poi nell’agosto 2013 si trasferisce per 7 milioni di Euro in Ucraina, al Metalist prima di approdare all’Atalanta che lo riporta in Italia per 4,4 milioni dove ha giocato 222 partite, con 53 gol e 60 assist.

La proposta di Al Nassr è molto allettante, né sarebbe un tradimento alla Dea, lui che nel corso di una diretta su Instagram ha dichiarato: “Non mi va di fare il finto: prometto amore solo a mia moglie. Non ho mai baciato nessuna maglia, neanche quella dell’Atalanta con la quale ho fatto tante partite. Nel calcio le cose cambiano da un giorno all’altro: magari domani litighi con presidente o allenatore o escono fuori altri motivi e devi andare via”. “Lo ripeto continuamente ai ragazzi: non promettete amore e non baciate le maglie. Non l’ho mai fatto: neanche quella dell’Arsenal Sarandì quando segnai la doppietta nella finale di andata di Copa Sudamericana all’Azteca, nello stadio dei gol di Maradona ai Mondiali del 1986, contro l’America, nemmeno quella del Catania che mi ha lanciato in Italia”.

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